L' incidente stradale ogni anno coinvolge, direttamente o indirettamente, migliaia di persone. Pensiamo a chi ha perso la vita o la propria indipendenza rimanendo più o meno menomato ed ai suoi famigliari che ne condividono dolore e disagio. Pensiamo a chi è chiamato dalla Giustizia a rendere conto delle proprie responsabilità. Tutti sono confrontati con procedimenti penali, civili e assicurativi mai semplici ma dove la domanda è sempre la stessa: com'è veramente successo?
Della ricerca di questa verità ho fatto l'obiettivo della mia attività professionale.

L' incidente: perizie e consulenza

Per difendere i vostri diritti, per ottenere il dovuto risarcimento o un giusto proscioglimento e per garantire al vostro rappresentante legale la consulenza di un esperto veramente autorevole e indipendente, sono a vostra disposizione oltre 40 anni di esperienza: la qualità peritale migliore a garanzia della vostra tutela e del vostro successo.

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Gli esperti: formazione e ricerca

I nostri workshop di specializzazione garantiscono la formazione e l’ aggiornamento necessario ai massimi livelli dell’indagine peritale di analisi e di ricostruzione cinematica degli incidenti. La ricerca scientifica che conduciamo fin dal 1972, stando alla base di questi seminari distinguerà per sempre anche il vostro sapere di specialista.

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La formazione specialistica

Antoine de Saint-Exupéry pubblicando nel 1943 Il Piccolo Principe colse nel segno la categoria degli specialisti che rappresentò sul suo sesto pianeta, abitato da un vecchio signore che scriveva libri enormi (capitolo XV- il Geografo).



Un passo che rileggo sempre volentieri e che ogni volta mi colpisce nella sua disarmante visione di una realtà sempre attuale, un passo di sana meditazione professionale.

Oggi, mentre l’offerta dei corsi formativi prolifera, lo spazio per svolgere la professione che si presume si vorrebbe apprendere tramite questi è sempre più limitato e i mandati su cui si spera poi di campare un giorno, non giungono. Questa purtroppo è realtà.

Domandiamoci allora a chi e quando necessiti l’opera specialistica che, nello specifico è perlopiù opera peritale, e chiediamoci cosa significhi mettersi al servizio della Giustizia.

“La perizia è ammessa quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche” (Italia, C.P.P. art. 220, comma 1) che nella sostanza corrisponde a quanto avviene anche negli altri Paesi dove “Il pubblico ministero, il giudice [le parti ed i loro patrocinatori] fanno capo a uno o più periti quando non dispongono delle conoscenze e capacità speciali necessarie per accertare o giudicare un fatto.” (Svizzera, C.P.P. art. 182). Ho citato il Codice penale, ma il principio è praticamente identico nel procedimento civile.

Essere al servizio della giustizia come Esperto significa, come ben dice il Legislatore, essere “persona fornita di particolare competenza nella specifica disciplina” (Italia, C.P.P. art. 221, comma 1) ovvero essere “persona fisica che nell'ambito specifico dispone delle necessarie conoscenze e capacità speciali“ (Svizzera, C.P.P. art. 183, comma 1).

A prima vista tutto sembra regolamentato alla perfezione, in modo ineccepibile e chiaro.
Nella realtà le cose non stanno così. Conosco un caso comprovato, in Svizzera, dove il Pubblico ministero, o meglio un gruppo di Procuratori pubblici, sembra aver confuso le “conoscenze speciali” con quelle “personali o di amicizia” (!?) così come conosco Colleghi in Italia che mi hanno fatto capire che tutto il Mondo è Paese.

Dove sta allora il problema ? Malgrado quanto sopra appena citato, diamo per scontata l’integrità dell’apparato della Giustizia perché a me piace ancora sperare che sia così.
A mio parere il nodo maggiore è quello che chi sceglie l’Esperto (Giudice, Magistrato inquirente, Patrocinatore legale, ecc.), per definizione non è persona competente in quella materia specifica. Quindi si avvale di un Consulente senza, di fatto, mai essere in grado di valutarne capacità e credibilità.
Alcuni anni fa a Milano, un alto Magistrato della Cassazione rispondendo a chi gli aveva chiesto quali criteri guidano la scelta dell’ Esperto, sentenziò: “Ogni Magistrato ha il perito che si merita”, pensiero che può anche essere condiviso ma che non risolve certamente il problema.

Se il Legislatore, da parte sua, ha in parte superato questa problematica allargando il principio del contraddittorio anche all'accertamento peritale, l’Esperto cosa fa per assicurare al suo Committente competenza e credibilità ?
Sicuramente egli dovrebbe svolgere la professione nel rispetto delle norme deontologiche della stessa e di una in particolare, che cito: “Non illudere il committente sulle proprie capacità professionali o tollerare che egli abbia al riguardo un’ opinione errata … Dichiarare in modo esatto il proprio titolo professionale in forma completa (titolo e specializzazione effettiva) ed informare adeguatamente il proprio committente e/o l’ autorità giudiziaria sulla propria formazione specialistica" (Norme deontologiche CEEGIS – Camera Europea degli Esperti Giudiziari in Indagini Scientifiche, art. 5, comma 1).

Queste considerazioni di carattere generale erano d’obbligo per poi valutare, capire e programmare un dato iter formativo che ci possa condurre veramente ad avere le specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche richieste dal Legislatore, cui dobbiamo aggiungere quelle della conoscenza delle regole della Giustizia per poter affiancare al termine di Esperto il “Giudiziario”, ossia la qualità di essere formato e capace di operare in Tribunale nella materia di propria competenza.
Ne consegue che la formazione di chi pretende di operare in Tribunale, debba essere doppia. La prima e più evidente è quella che conduce a essere un vero “specialista della materia di propria pertinenza”. La seconda assai meno evidente ma non meno importante è quella che permette allo Specialista di mettere il suo sapere al servizio della Giustizia operando al suo interno, nel rispetto delle sue regole e comprendendone le necessità.

Nella nostra formazione specialistica di Esperto in Infortunistica del Traffico non esiste, a mio parere, un corso base. Esistono diversi iter formativi di base (ingegnere, perito industriale, specialista di polizia stradale, ecc.) ciascuno con le sue prerogative positive e negative, su cui è necessario ancora costruire quasi interamente il complesso sapere specialistico specifico.
Per iniziare, non so se sia meglio essere ingegnere e non avere un solido bagaglio pratico di conoscenza dei mezzi stradali e del loro uso, o viceversa. Di fatto, chi non possiede pratica e teoria insieme non padroneggia affatto la materia, e questo è un nodo che sicuramente prima o poi arriva al pettine.

Esemplifico.
Come puoi spiegare al Giudice i reali comportamenti e le difficoltà di guida del motociclista, se non sai condurre e se non conduci regolarmente una moto, quelli di un autista professionista se non hai mai caricato e guidato un autocarro, un autoarticolato, un autotreno e un autobus ?
Alla fine, svolgerà con più competenza la consulenza l’Esperto che prima fu meccanico, poi camionista e che infine con lo studio è giunto a padroneggiare anche le nostre procedure di calcolo, oppure l’ ingegnere che non si è mai sporcato le mani sul campo ed i veicoli in realtà li conosce solo per averli incrociati per strada, visti ai saloni e sulle riviste o in Internet ? Evidentemente nel nostro campo specifico ci vogliono entrambe, pratica e teoria e tanto di tutte e due.

Vi racconto un aneddoto accaduto al seminario sull'aderenza che tenni a Rivera nel 2010. Le prime ore del workshop furono spese in un corso di “Guida sicura” con gli Istruttore del TCS svizzero. Durante la teoria l’Istruttore toccò il tema dei pneumatici invernali. A questo punto, fra i partecipanti , un Dottore Perito ricostruttore di incidenti stradali e Esperto in sicurezza stradale, iscritto all'albo del Tribunale di … , autore di almeno un libro e che si vanta di aver risolto migliaia di incidenti mortali intervenne e, serio serio, chiese: “Come faccio a sapere se un pneumatico è di tipo invernale ?” … vera domanda da gelo! Che insegnamento possiamo ancora ricevere da questi “santoni” della ricostruzione dei sinistri stradale se non sono neppure in grado di riconoscere una pneumatico invernale da uno estivo ? Sono queste le specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche di cui parla il Legislatore ?

Il difficile sta appunto nel condurre alla pratica i teorici e alla teoria i pratici. Questa è infatti la lacuna più grande della nostra professione. Il compito primo della nostra formazione specialistica deve quindi essere quello di portare tutti a questo stesso livello di pratica combinata alla teoria, ma non è facile. Lo so perché nei miei workshop ho sempre cercato di unire l'una all'altra e viceversa. Credo che questo insieme di pratica e di teoria sia proprio quanto oggi possa distinguere la nostra formazione e quanto poi questa segni l’attività che l’Esperto di Infortunistica del Traffico svolge in Tribunale.
Così, dovendomi rivolgere a una categoria professionale specifica, per esempio a quella degli ingegneri, non essendo conosciuta in Italia la persona dell' Ingegnere in tecnica dell’automobile, metterei il peso maggiore della formazione sulla parte pratica ossia su quello che la scuola nozionistica e teorica non ha saputo trasmettere loro mentre, rivolgendomi ad altre categorie più vicine al mondo reale del trasporto su strada, porterei l’insegnamento più verso la parte più teorica delle metodologie di calcolo e di elaborazione.

Di queste differenti realtà, dipendenti dal contesto professionale che ha condotto ognuno di noi per strade diverse a questa professione specialistica, se ne dovrebbe tener conto in ogni nostro passo formativo futuro. Alla fine sarà vero Esperto solo chi la materia la conosce veramente in senso lato e la padroneggia in ogni sua particolarità tanto teorica che pratica.
Oggi abbiamo troppi nuovi pseudo ricostruttori che con un semplice corso pensano di essere divenuti Esperti e troppi che da anni si dicono Tecnici ricostruttori, ma che di fatto poco o nulla fanno per aggiornarsi ed evolvere professionalmente. Tutti pretendono il profitto, quasi nessuno investe più sulla propria qualità professionale personale.