L' incidente stradale ogni anno coinvolge, direttamente o indirettamente, migliaia di persone. Pensiamo a chi ha perso la vita o la propria indipendenza rimanendo più o meno menomato ed ai suoi famigliari che ne condividono dolore e disagio. Pensiamo a chi è chiamato dalla Giustizia a rendere conto delle proprie responsabilità. Tutti sono confrontati con procedimenti penali, civili e assicurativi mai semplici ma dove la domanda è sempre la stessa: com'è veramente successo?
Della ricerca di questa verità ho fatto l'obiettivo della mia attività professionale.

L' incidente: perizie e consulenza

Per difendere i vostri diritti, per ottenere il dovuto risarcimento o un giusto proscioglimento e per garantire al vostro rappresentante legale la consulenza di un esperto veramente autorevole e indipendente, sono a vostra disposizione oltre 40 anni di esperienza: la qualità peritale migliore a garanzia della vostra tutela e del vostro successo.

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Gli esperti: formazione e ricerca

I nostri workshop di specializzazione garantiscono la formazione e l’ aggiornamento necessario ai massimi livelli dell’indagine peritale di analisi e di ricostruzione cinematica degli incidenti. La ricerca scientifica che conduciamo fin dal 1972, stando alla base di questi seminari distinguerà per sempre anche il vostro sapere di specialista.

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Da Socrate all'esperto del 2015

Faccio un salto indietro nel tempo a quando da ragazzo, attraversando il Parco Ciani di Lugano per raggiungere il Ginnasio Cantonale, passavo davanti alla statua del Socrate morente, statua di Markus Antokolski (1843-1902).
A quel tempo in cui la televisione era ai suoi esordi, fortunatamente i valori della vita ci venivano ancora trasmessi in questo modo, onorando anche nei parchi cittadini Coloro a cui era saggio ispirarsi. Fu così che abbinai poi per sempre la dignità di quella morte (399 a.C.) a quanto ci insegnò quel Grande, le cui massime sono tutt’ora di assoluta attualità proprio nelle attività del “sapere specialistico” di ogni branca della scienza.

Esiste un solo bene, la conoscenza, e un solo male, l'ignoranza.
Chi avesse il coraggio di obiettare che questo non sia sacrosanto anche per il lavoro specialistico peritale, si faccia avanti.
Da parte mia, condivido a pieno il pensiero di Socrate ed ho anche l’ardire di affermare che, nel nostro settore specifico, il “male” dilaga ovvero l’ignoranza molto, veramente molto spesso la fa da padrona.

E allora, ancora una volta è la filosofia socratica della docta ignorantia a venirci in aiuto: il Sapere di non sapere. Sapere di non sapere, oggi ancora è il vero sapere. Sapere di non sapere è ciò che ti permette di conoscere i tuoi limiti, è ciò che t’induce ad approfondire, a studiare e a ricercare, è quello che t’induce ad andare oltre, è quella marcia in più che manca ai più.

Mi rivolgo a quei Colleghi che dicono di sapere, che si spacciano per specialisti e che come tali si sono iscritti negli Elenchi dei Tribunali. Ma quale vero sapere nella materia di cui vi dite specialisti ha certificato quella vostra iscrizione ? Un certificato di buona condotta, qualche attestato, un diploma ? Spesso neppure quest’ultimo o, altrettanto spesso, addirittura una laurea in altra materia da quella che abusivamente vorreste esercitare da “specialista”.
Forse che non possa saperne più di voi chi non dispone di un titolo “blasonato” ma che, in questo campo specifico ha un bagaglio di anni di seria esperienza ?
Il sapere dello specialista è quanto egli effettivamente conosce in modo così approfondito e sicuro, da sapere di conseguenza anche quanto egli di quella materia non sappia.

A questo punto diventa inevitabile per lo specialista autoverificare quanto egli veramente sappia e dove abbia confine il suo sapere. Per fare questo è necessaria la consapevolezza dello stato dell’arte nella propria specialità, quindi il conoscere quanto si faceva una volta, cosa si fa oggi e intravvedere quali porte ci apre, nello specifico, la tecnica del futuro. Specialisti non si nasce e non lo si diventa neppure con una laurea. Lo si incomincia ad essere dopo un dottorato di ricerca e comunque solo dopo anni di apprendimento, di esercizio, di pratica e di sudore, sempre protesi verso l’innalzamento delle proprie cognizioni nel settore specifico della propria attività.

Spesso mi viene chiesto quale sia oggi lo stato dell’arte nella ricostruzione e nell'analisi degli incidenti stradali: se io lo chiedessi a voi, cosa mi raccontereste ? Che è quello dei libri, che è quello delle norme UNI, che è quello che viene richiesto nei Tribunali o dalle Compagnie assicurative, che è quello che voi avete raggiunto da tempo, … ma ne siete veramente così sicuri ?

Personalmente mi sono posto questo quesito dieci anni dopo l’ottenimento del mio titolo di ingegnere in tecnica dell’ automobile, ottenuto anche con un lavoro di diploma sul tema della ricostruzione degli incidenti, dopo dieci anni di attività peritale, dopo aver elaborato quello che sembra essere il primo calcolo delle collisioni mai portato su computer (1974), dopo anni di misurazioni dinamiche dei coefficienti di aderenza e di decelerazione: per farlo mi sono messo totalmente in gioco. Metto a vostra disposizione questa mia esperienza, proponendovela nel filmato seguente che mostra quale fosse lo stato della tecnica nel 1981, in altre parole 30-35 anni or sono. Prendetevi il tempo di guardarlo fino in fondo. Anzi cercate di rivederlo più volte, nella consapevolezza che così si operava a quei tempi e abbiate il coraggio di raffrontare questo procedere con quello di oggi in generale e con quello con cui operate voi in particolare.

1981 - Lo stato dell'arte nel rilievo e nell'analisi degli incidenti stradali

Non va dimenticato che questo incidente, per presentarlo in pubblico, io dovetti progettarlo in ogni particolare prima, senza mai poter provare nulla a secco. Già allora pensavo alla rappresentazione tridimensionale dello scenario e del sinistro: quella del filmato fu allestita prima dell’evento stesso, nella fase di preparazione. Non può neppure essere sottovalutato il fatto che, malgrado la velocità dell’impatto e la rigidità delle strutture delle auto di allora, tutto quanto seppi mettere in atto durante la progettazione dell’evento garantì poi l’incolumità del conducente. Credo così di poter affermare, senza tanti bla bla, che era questo lo stato dell’arte della ricostruzione oltre trentanni fa. Partendo proprio da qui, ora vi invito a ragionare.
Chiedetevi se anche voi padroneggiate tanto bene la materia da potervi incamminare, oggi, in una simile avventura. In fondo si tratterebbe solo di essere in grado di affrontare una perizia al contrario, dove vi è imposto di partire dal risultato per giungere all'evento … senza che nessuno si faccia male. Se la resa dei conti dell’impatto reale confermerà la validità di quanto avevate calcolato e previsto, allora avrete finalmente la conferma di essere sulla buona strada e di poter incominciare a considerarvi uno specialista nella ricostruzione e nell'analisi dei sinistri. Se per caso foste in grado di farlo – e mi piacerebbe sapere quanti e chi ne siano effettivamente in grado - questo è il momento di non montarvi la testa: infatti è a questo punto che incomincerete a porvi altri problemi ed altre mete.

Per me è stato così. Dopo questo evento, la mia creatività ha dapprima realizzato il sistema di lettura microscopica computerizzata dei dischi odocronografici dei tachigrafi (1997) per poi dedicarsi allo studio sulla Relatività visuale™ ovvero sulla Percezione cinematica del conducente™ (2007). La logica conseguenza è stata il rinnovo (terza generazione – 2008) del mio laboratorio mobile di ricerca che mi ha permesso di sviluppare la nuova metodologia della Diagnostica dinamica e comportamentale™ che, anche grazie alla collaborazione con l’ Unità di ricerca in psicologia del traffico dell’Università Cattolica di Milano, dal 2011 in poi è stata alla base di più ricerche scientifiche in questo settore.
È solo a questo momento che mi sono sentito pronto a insegnare poiché è solo a questo punto che ho raggiunto la consapevolezza di doverlo fare e nel contempo di poter garantire a chi mi avrebbe seguito un apprendimento professionale di peso e consistenza.
Invece di salire in cattedre mi sono seduto fra chi scherzosamente oggi mi chiama “maestro”, sono uscito con loro nel terreno, ho mostrato loro io per primo il mestiere e continuo a farlo anche quando mi chiamano perché, come mi disse il mio maestro di tirocinio nel 1962, il mestiere non te lo insegna nessuno, sei tu che lo devi rubare. Parafrasando, ci sono infatti ladri che sanno individuare i tesori da predare, altri che rimangono ladri di polli e che, quando escono da certi pollai, difficilmente capiscono di essere stati più spennati loro del pollo che volevano spennare.

Con simili premesse, con chi posso essere in competizione io se non con me stesso ? Oggi più che mai il sapere del non sapere mi accompagna e, se continuo a combattere, è perché come già diceva Socrate, anche nel nostro settore oggi un solo male va combattuto, quello dell’ignoranza.