L' incidente stradale ogni anno coinvolge, direttamente o indirettamente, migliaia di persone. Pensiamo a chi ha perso la vita o la propria indipendenza rimanendo più o meno menomato ed ai suoi famigliari che ne condividono dolore e disagio. Pensiamo a chi è chiamato dalla Giustizia a rendere conto delle proprie responsabilità. Tutti sono confrontati con procedimenti penali, civili e assicurativi mai semplici ma dove la domanda è sempre la stessa: com'è veramente successo?
Della ricerca di questa verità ho fatto l'obiettivo della mia attività professionale.

L' incidente: perizie e consulenza

Per difendere i vostri diritti, per ottenere il dovuto risarcimento o un giusto proscioglimento e per garantire al vostro rappresentante legale la consulenza di un esperto veramente autorevole e indipendente, sono a vostra disposizione oltre 40 anni di esperienza: la qualità peritale migliore a garanzia della vostra tutela e del vostro successo.

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Gli esperti: formazione e ricerca

I nostri workshop di specializzazione garantiscono la formazione e l’ aggiornamento necessario ai massimi livelli dell’indagine peritale di analisi e di ricostruzione cinematica degli incidenti. La ricerca scientifica che conduciamo fin dal 1972, stando alla base di questi seminari distinguerà per sempre anche il vostro sapere di specialista.

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Sbandando …

Abbiamo perso il controllo, non stiamo sbandando, siamo letteralmente allo sbando, anzi ne abbiamo superato ogni limite.
L’offesa è grande, la nostra professione è messa in ridicolo, chi assiste tace in ammirato silenzio e alla fine riesce anche a plaudire, soddisfatto della "grande novità" appresa: preoccupante!
C’è poi chi si spinge oltre: pavoneggiandosi di questo “successo” crede di trarne gran vanto d’immagine pubblicando in Internet il filmato della dotta lezione. Nulla sulla lezione ... se fosse stata destinata ai ragazzi di scuola media.


Formulario tecnico - Kurt Gieck, 1966

Per non essere equivocato specifico che mi riferisco esplicitamente a la lezione presso il Collegio dei Periti Industriali di Caserta appena decantata in rete, quella che sembra destinata all’insegnamento ed al perfezionamento professionale dei Professionisti di una delle poche professioni tecniche regolamentate, che verte sul calcolo del raggio del cerchio partendo dalla corda, mi scuso la lezione in verità verteva sul calcolo del raggio della curva partendo dalla sua corda.

Potrei sorvolare e stendere un velo pietoso se la cosa non m’indignasse per almeno due validi motivi. Che nessuno si sia indignato a quella lezione, fa già comunque riflettere.

Il primo motivo è il rispetto che ho per il CNPI (Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati) e per diversi Colleghi iscritti in alcuni dei suoi Collegi: questi non sarebbero certo Periti Industriali se non conoscessero a priori le basi della geometria piana quali appunto il cerchio e le sue parti ovvero circonferenza, raggio, corda e freccia nonché i calcoli connessi. Il calcolo del raggio date corda e freccia è infatti geometria di scuola media, ovvero nozione elementare della scuola dell’obbligo.
Mi chiedo - e con me se lo chiederebbe anche la nostra Committenza (Magistratura ed Avvocatura) che capitasse su quel filmato - se è mai possibile essere Perito Industriale senza queste conoscenze di base o, ancor peggio, perché la formazione professionale in quel Collegio debba muoversi a livelli tanto infimi.

Il secondo aspetto, e questo tocca la professione del tecnico ricostruttore, è l’evidente contesto in cui viene proposta una simile lezione destinata a chi opera o che si accinge ad operare in questo settore.
Infatti, se chi si appresta allo studio dell’infortunistica stradale intesa come analisi e ricostruzione dei sinistri stradali non ha neppure le cognizioni di base per effettuare autonomamente un simile calcolo, è veramente bene per lui stesso dedicarsi ad altro, dove possa esprimere le sue capacità, magari artistiche, culinarie, agricole, ittiche, senza offesa per nessuno dato che anche queste sono professioni importantissime e che meritano tutte il massimo rispetto.

Con proposte di questo livello, da un lato illudiamo gli allievi facendo loro credere che così in un futuro più o meno lontano possano giungere ad essere “esperti” nella materia e quindi esercitare la professione di analista e tecnico ricostruttore con vera cognizione di causa.
Dall’altro, e questo è gravissimo e mi preoccupa non poco, in questo modo diamo alla nostra Utenza ed al mondo in generale una pessima immagine del livello professionale necessario per svolgere “con scienza e coscienza” una professione tanto delicata quanto è quella dell’analisi e della ricostruzione della dinamica degli incidenti stradali. Così facendo ci ridicolizziamo con le nostre stesse mani, gettiamo il discredito sulla tecnicità della nostra professione e sulle vere problematiche che il nostro lavoro ci impone di affrontare e risolvere.

Non devo andare lontano per dimostrare la fondatezza di quanto sto dicendo: lo posso fare semplicemente richiamando un mio articolo di qualche tempo fa “Quando la curva non è tonda…” dove appunto presento questa problematica con i problemi ad essa connessi nell’analisi di un sinistro stradale.
Ripresento il caso (immagine) per dare la possibilità ai sostenitori di “corda e freccia” di esercitarsi ulteriormente e quindi rispondere ai veri quesiti che questa curva, teatro di un incidente mortale, presentava ai tecnici ricostruttori che hanno dovuto dedicarsi professionalmente all’analisi di quel sinistro.


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Di fatto non è il raggio di curva a determinare o meno la perdita di aderenza di un veicolo quanto piuttosto il raggio della sua traiettoria effettiva nel punto in cui si produce tale perdita di controllo. Se si capisce questo, il discorso di chi analizza il fenomeno cambia e porta alla luce gli aspetti differenti ed interessanti di cui all’articolo citato.
Spero solo che chi ha ideato la lezione di cui parlavo in apertura non si sia ispirato al mio blog. Infatti, se così fosse non avrebbe capito niente e sarebbe veramente fuori strada.

Anche se certe verità fanno male, io invito tutti al confronto ed a riflettere seriamente.
I prossimi incontri di Bologna saranno il momento per fare anche questo, ma molti non ci saranno perché – mi è stato suggerito - hanno paura che il loro pseudo sapere si palesi a tutti.
Ciò detto, una cosa deve essere chiara: la professione dell’analista ricostruttore di sinistri stradali è una cosa seria che va ben oltre i certificati, i crediti formativi ed i riconoscimenti. Richiede serietà, studio, conoscenze di base di un certo livello, tanta conoscenza della materia in senso lato e tanta esperienza. In questa professione non c’è posto per l’improvvisazione, o meglio, non dovrebbe essercene.

Quando la curva non è tonda …