L' incidente stradale ogni anno coinvolge, direttamente o indirettamente, migliaia di persone. Pensiamo a chi ha perso la vita o la propria indipendenza rimanendo più o meno menomato ed ai suoi famigliari che ne condividono dolore e disagio. Pensiamo a chi è chiamato dalla Giustizia a rendere conto delle proprie responsabilità. Tutti sono confrontati con procedimenti penali, civili e assicurativi mai semplici ma dove la domanda è sempre la stessa: com'è veramente successo?
Della ricerca di questa verità ho fatto l'obiettivo della mia attività professionale.

L' incidente: perizie e consulenza

Per difendere i vostri diritti, per ottenere il dovuto risarcimento o un giusto proscioglimento e per garantire al vostro rappresentante legale la consulenza di un esperto veramente autorevole e indipendente, sono a vostra disposizione oltre 40 anni di esperienza: la qualità peritale migliore a garanzia della vostra tutela e del vostro successo.

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Gli esperti: formazione e ricerca

I nostri workshop di specializzazione garantiscono la formazione e l’ aggiornamento necessario ai massimi livelli dell’indagine peritale di analisi e di ricostruzione cinematica degli incidenti. La ricerca scientifica che conduciamo fin dal 1972, stando alla base di questi seminari distinguerà per sempre anche il vostro sapere di specialista.

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Riflessioni di fine 2016

A fine anno è uso scorrere in rassegna gli eventi passati nel mondo, forse solo per evitare di pensare cosa abbiamo o non abbiamo fatto noi, nel nostro piccolo, per migliorarlo.
Così affrontiamo l’anno nuovo evitando di guardarci dentro: esattamente come i Greci e i Romani si rivolgevano al profetico sapere della Sacerdotessa di Apollo, la Sibilla Cumana, oggi noi, con al posto della cravatta l’altrettanto storico curnicello napoletano, per conoscere cosa ci riserva il nuovo anno consultiamo oroscopi, tarocchi e maghi.



Proprio quest’anno che l’introduzione dell’omicidio stradale ha esaltato la necessità di un lavoro di analisi e di ricostruzione dei sinistri stradali ancora più attento, dotto e responsabile, possiamo fare altrettanto con la nostra professione?

Ha senso verificare quanto sia ancora considerata la persona del Perito-Consulente e la nostra professione? Forse, ma attenti perché la verità nello specifico potrebbe anche farci sentire tanto male.

Pensiamo all’onorario, che per il vocabolario denota il compenso dovuto per le arti e le professioni liberali quindi anche quello dovuto per l'attività intellettuale svolta come libera professione. Il Codice civile italiano (Libro V, Titolo III, Capo II, art. 2229 e seguenti) lo definisce compenso decretando che In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione (art. 2233). Parole sante! Ma come la canzone di Mina, parole, parole, parole, soltanto parole.

Quanto “onora” la tariffa giudiziaria italiana la nostra professione?
Mi sembra di non sbagliare se per la cronaca ricordo che la stessa riconosce Euro 8,15 per vacazione il che corrisponde ad un onorario di 4,075 Euro/ora. Sì, avete letto correttamente: esattamente quattro Euro e 7,5 centesimi all’ora e, non bastasse, per un massimo di 4 vacazioni al giorno ovvero per un onorario giornaliero massimo pari a Euro 32,60.
Non riesco a credere che sia vero quanto mi si racconta, ossia che è così dal maggio 2002 e che Ordini ed Associazioni professionali da allora tacciono e acconsentono senza intervenire.
Se così fosse ecco una prima concreta risposta sulla considerazione che gli stessi Organi di Giustizia hanno del lavoro dei loro Ausiliari scientifici. Se questo fosse vero, significa che per loro ed ogni altra Autorità preposta, il decoro della nostra professione non sarebbe particolarmente differente da quello riservato dai “caporali” ai raccoglitori di arance ma con una differenza sostanziale: a pari compenso i raccoglitori di arance vengono presi a domicilio e trasportati al lavoro dove la cassetta per metterci le arance - unico strumento di lavoro - gli è messa a disposizione gratis mentre il perito e/o consulente, per lo stesso compenso deve pure garantire, oltre alla propria professionalità, il segreto d’ufficio, la strumentazione di analisi idonea allo svolgimento del compito e quindi un minimo di studio (affitto, ammortamenti, stipendi e bollette), la propria formazione di aggiornamento e, molto spesso anche sfamare una famiglia, pagare le tasse, gli oneri sociali e le assicurazioni.
È evidente che questo è più che indecoroso, per non dire peggio: se non pensassi che stiamo parlando di “Ausiliari scientifici di Giustizia” avrei il dubbio che questo sistema voglia generare corruzione e, il fatto che la porterebbe proprio nei Palazzi della Giustizia, mi fa accapponare la pelle. Ma appunto: come è possibile che la categoria dei Consulenti e dei Periti giudiziari, e non solo quelli dell’infortunistica del traffico, riesca a convivere con una simile situazione? Come è possibile che i loro committenti ovvero i Magistrati accettino di essere gli attori di questa realtà?

Vi siete mai chiesti come sia mai possibile che il nostro lavoro sia tanto scaduto da esser considerato così poco?
Qualcuno dà la colpa al Magistrato: “non mi paga, quindi lo accontento con due paginette e tre fotocopie” ho già sentito dire.
Altri per vincere la concorrenza, invece di migliorare la qualità scadente del loro operato per poi battersi per essere onorati di conseguenza, pensano alla perizia discount, ovvero scontata, senza rendersi conto del danno generale che questa semina. Al servizio della Giustizia solo la qualità peritale dovrebbe avere diritto di sopravvivenza: le cifre in gioco nell’infortunistica, spesso quasi milionarie, non si sostengono con la perizia dozzinale di chi, con poca arte pensa solo a fregare Colleghi, Committenti e Magistrati.
Tuttavia, se assistiamo in silenzio e senza reagire per non vedere che siamo già sul declino che questi metodi ci stanno preparando e che a breve sarà il baratro più assoluto, forse … forse hanno ragione loro.

Ma come uscirne allora? Investendo sulle nuove generazioni illudendole offrendo loro formazione gratuita ed altrettanto gratuite illusioni, oppure investendo seriamente sul perfezionamento ed il miglioramento della professione e di chi già la svolge per preparare così un mondo professionale migliore anche per quelli che ci seguiranno? La miglior scuola rimane ancora l’esempio: l’esempio di professionisti sempre più attenti e competenti con la messa definitiva al bando dell’improvvisazione supponente, l’esempio di un insegnamento maturo, consapevole, sperimentato e nel contempo moderno.

Anche se credo che la certificazione professionale dovrebbe competere agli Ordini ed alle Associazioni professionali, quest’anno abbiamo visto comunque che c’è stato chi ha voluto farsi certificare sperando così di essere più qualificato per svolgere il proprio compito.
Può essere anche questa una strada o una deviazione percorribile a condizione che la certificazione sia intesa solo come primo passo, né più né meno alla stregua della patente di guida che ti autorizza a guidare un’automobile ma che non per questo ha fatto di te un buon conducente e tantomeno un asso del volante: per questo ci vorranno chilometri su chilometri, e tanti ancora. Ciò detto, auguriamo ai neo certificati il benvenuto nel nostro mondo. Dobbiamo infatti riconoscere che con questo passo hanno dato segno di apertura e di voglia di apprendimento. Con il tempo capiranno poi, mi auguro, che la migliore ed unica certificazione sarà il loro operato personale, la scienza e la coscienza con cui lo hanno saputo svolgere. Infatti spero che sarà il loro impegno, i loro studi futuri e la loro ricerca a formare quel curriculum professionale che li farà preferire agli altri: i loro meriti, non le loro conoscenze ed i relativi favoritismi.

Se come domanda di fine anno mi chiedeste a cosa devo i traguardi professionali raggiunti, non vi farei tutta la mia storia. Conscio della fortuna datami con l’esempio da chi in famiglia mia ha preceduto in altre professioni e dalla fortuna di essere partito dall’officina, ricorderei ogni mio sforzo seguente di apprendimento tanto nelle lingue quanto nelle scienze tecniche ed in quelle legate all’automobile in particolare. Ricorderei la fortuna di aver incontrato un grande professore come il compianto ing. Walter Komminoth che mi avviò ed indirizzò all’analisi e alla ricostruzione dei sinistri stradali; riconoscerei anche la mia capacità di rimanere in rispettoso contatto con la mia Scuola di Biel-Bienne restando nel contempo aperto ad altre forme di istruzione quali quella militare, sempre in ambito tecnico (trasporti e genio) e quella in ambito di omologazione degli autoveicoli e dei veicoli stradali speciali.
Fra tutto reputo comunque che la cosa più importante sia stato il mio attaccamento alla Giustizia ed a quelli io credo essere i suoi ideali insieme alla mia voglia infinita di essere sempre all’avanguardia nella professione. Così, oltre alla ricerca eseguita in prima persona ed alla lettura scientifica più ampia, ho sempre seguito anche tanti corsi di aggiornamento professionale prediligendo quelli il cui docente dava le massime garanzie di competenza. Non è quindi un caso che ho così incontrato tanto il Dr. Burg quanto il Dr. Gratzer che oggi sono riconosciuti fra i massimi esponenti della nostra professione e che ora ho anche il piacere e l’onore di annoverare fra i miei Amici.

A chi volesse veramente crescere professionalmente potrei solo consigliare di fare altrettanto, ossia di spendere bene il denaro che destina al proprio aggiornamento informandosi innanzitutto sulla personale formazione e competenza del docente di quel dato corso o seminario che potrebbe seguire. Cercate e leggete con tanta attenzione il curriculum di quel docente, le scuole che ha seguito, i lavori che ha svolto in precedenza, le sue pubblicazioni, le sue realizzazioni ed esperienza nel settore, ecc. Qualora non troviate informazioni sufficienti nel merito, prima di iscrivervi abbiate la faccia tosta di chiedergli direttamente chi sia, da dove viene, quale sia la sua esperienza e cosa sia veramente in grado di insegnarvi e con quale competenza pretende farlo: è vostro diritto saperlo esattamente come è suo dovere etico non tollerare che voi abbiate al riguardo false informazioni. Ricordate però che è comunque solo uscendo dal solito orticello che si scoprono i nuovi orizzonti e che sono proprio quest’ultimi che faranno la differenza, che fanno capire la materia in senso lato e che fanno acquistare la dovuta sicurezza. In questo modo mirato, riducendo al minimo gli investimenti comunque assolutamente necessari e con tanta costanza, otterrete anche voi il massimo.
Queste non sono solo parole. Per capirlo vi basterebbe parlare con il Collega che mi ha accompagnato in Germania-Austria di recente dove ha vissuto tre giorni di “full immersion” spalla spalla con altri Esperti europei: malgrado le difficoltà della lingua, mi ha impressionato il salto di qualità che ha saputo fare durante quel solo incontro.

Concluderei questi pensieri di fine anno facendo mie le parole di Cicerone e di Seneca “Per aspera sic itur ad astra” trasformandole nell’augurio che ogni Collega trovi la forza di mirare e di arrivare professionalmente sempre più in alto. Solo così salveremo la nostra professione e saremo meritatamente considerati.