L' incidente stradale ogni anno coinvolge, direttamente o indirettamente, migliaia di persone. Pensiamo a chi ha perso la vita o la propria indipendenza rimanendo più o meno menomato ed ai suoi famigliari che ne condividono dolore e disagio. Pensiamo a chi è chiamato dalla Giustizia a rendere conto delle proprie responsabilità. Tutti sono confrontati con procedimenti penali, civili e assicurativi mai semplici ma dove la domanda è sempre la stessa: com'è veramente successo?
Della ricerca di questa verità ho fatto l'obiettivo della mia attività professionale.

L' incidente: perizie e consulenza

Per difendere i vostri diritti, per ottenere il dovuto risarcimento o un giusto proscioglimento e per garantire al vostro rappresentante legale la consulenza di un esperto veramente autorevole e indipendente, sono a vostra disposizione oltre 40 anni di esperienza: la qualità peritale migliore a garanzia della vostra tutela e del vostro successo.

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Gli esperti: formazione e ricerca

I nostri workshop di specializzazione garantiscono la formazione e l’ aggiornamento necessario ai massimi livelli dell’indagine peritale di analisi e di ricostruzione cinematica degli incidenti. La ricerca scientifica che conduciamo fin dal 1972, stando alla base di questi seminari distinguerà per sempre anche il vostro sapere di specialista.

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Norma UNI 11472

L’Italia è forse l’unico paese europeo che si è dato una norma specifica per il Rilievo degli incidenti stradali – Modalità d’esecuzione, la Norma UNI 11472 del gennaio 2013. Personalmente l’ho ritenuta superata fin dalla sua prima apparizione in quanto considera unicamente il rilievo manuale (ortogonale e triangolazioni) e pertanto non è completa mancando ogni altra metodologia di rilievo. Per questo, scherzosamente, io la chiamo la norma della “bindella”, strumento primitivo ma che se ben usato è ancora valido ed attuale tutt’oggi, specie se accompagnato da una discreta macchina fotografica e da un operatore cognito e diligente.



Per anni, grazie a Personale di polizia impegnato e competente (Polizia Stradale, Comunale e Carabinieri) con questi due soli strumenti ci sono stati messi a disposizione piani di situazione, rilievi e documentazione più che sufficienti per elaborare buone ed attendibili ricostruzioni cinematiche. A questi operatori va tutta la nostra riconoscenza, la stima e solidarietà che meritano: conosciamo le difficoltà che spesso incontrano nel loro prezioso lavoro.

Ora spesso, con l’avvento di strumentazione più sofisticata neppure accennata dalla Norma UNI, ci imbattiamo anche nell’eccellenza del rilievo e degli accertamenti a noi utili per l’analisi e la ricostruzione dell’evento.
Tuttavia, contemporaneamente e da alcuni degli stessi corpi di Polizia appena elogiati, inspiegabilmente a volte ci vengono forniti piani di situazione di scadenza indicibile realizzati in barba tanto alla norma quanto ad ogni principio di diligenza.



Questo, ad esempio, non è un rilievo planimetrico qualsiasi: si riferisce infatti allo stesso incidente a cui si riferisce anche la foto di cui sopra, foto scattata dai Carabinieri di (…) che poi nel relativo rapporto di constatazione scrivevano, bontà loro, “… Al suolo, asciutto, non erano visibili tracce di frenata interessanti gli pneumatici dei veicoli coinvolti.”
A rafforzare questa dotta constatazione, in primis ci ha pensato il Consulente tecnico del PM (un affermato ingegnere iscritto tanto all’Albo del Tribunale che dell’Ordine degli Ingegneri di (…). Infatti costui a sua volta scrisse “... I Carabinieri hanno riportato che non sono state rilevate tracce di frenata precedenti l’impatto anche se il conducente della (…) ha riferito di aver frenato”. Da questa frase sorge il dubbio che quel CT avesse capito che quelle della foto erano proprio tracce riferite alla fase post impatto, vista l'aggiunta della precisazione "precedenti l'impatto" che nel testo dei Carabinieri non è presente. Ma allora, perché non ne ha tenuto conto chiedendo o facendo lui stesso il completamento del rilievo planimetrico?

Contrariamente al citato Consulente del PM ed ai Carabinieri intervenuti, su quella foto io ci vedevo - e ci vedo tutt’ora - tre differenti tracce:
A. la traccia gommosa lasciata da un pneumatico piuttosto largo, durante una evidente frenata con ABS funzionante;
B. diverse scalfitture, ovvero tracce di sfregamento al suolo di parti metalliche, fenomeno che ragionevolmente può solo seguire un impatto in cui il veicolo interessato è stato tanto deformato da segnare in tale modo l’asfalto durante la fase di traslazione post collisione;
C. meno evidente, ma pur sempre visibile, una traccia di pneumatico di ridotte dimensioni (piccola utilitaria) priva dell’intermittenza tipica dell’ ABS.


Dettaglio della foto precedente con indicazione peritale delle tracce.

Confrontato con la realtà di queste tracce, professionalmente ed in coscienza non ho potuto fare altro che rilevarle evidenziandole documentatamente in modo analogo a quanto sto facendo ora, sia producendo la fotografia originale e vergine che il dettaglio di quanto in essa visibile. Con quale esito? Che ciò malgrado il caso è stato archiviato dal G.I.P.

Per giusta informazione, dall’atto di archiviazione del caso cito due passaggi che ritengo illuminanti su questo tipo di Giustizia.

”… non paiono condivisibili le accuse mosse all’operato dei Carabinieri che intervenivano prontamente sulla scena del sinistro prodigandosi, con ogni mezzo a disposizione, nella rilevazione di tracce utili a consentire lo svolgimento della attività tecniche finalizzate alla ricostruzione della possibile verificazione di un incidente automobilistico …”.
Sarà … peccato che mi sfugga come mai, chi ha addirittura posizionato in loco la propria autovettura per meglio illuminare lo scenario da immortalare fotograficamente, poi planimetricamente e nel relativo rapporto possa oggettivamente affermare in coscienza che ”… non erano visibili tracce di frenata interessanti gli pneumatici dei veicoli coinvolti”. Per la verità, signor Giudice, a me sembra che con ogni mezzo a disposizione i suoi Carabinieri abbiano rilevato proprio un bel niente.

Non sono provate le gravi accuse mosse dagli opponenti all’operato dei Carabinieri operanti che, a loro dire, non avrebbero rilevato, negli atti da loro compiuti in loco, tracce di frenata, di incisioni o scalfitture presenti sul luogo del sinistro …, in tal modo alterando tutti i tentativi posti in essere nelle fasi successive nello sforzo di comprendere la reale dinamica del fatto, asserzioni affidate a mere congetture, abili nel trasfigurare fotografie riproducenti tratti di asfalto verso forme di rappresentazione in realtà non dotate di certezza scientifica e, per questo, niente affatto convincenti nel rappresentare profili fattuali che, di contro, non sono stati evidenziati dal consulente tecnico del P.M..
Mi riesce difficile credere che un Giudice non sia in grado di percepire l’evidenza di quella foto: pertanto se nello specifico qualcuno è abile nel trasfigurare le fotografie, questo o questi sono solo coloro che in quella foto non sanno o, ancor peggio non vogliono vedere tracce di frenata e scalfitture.
È proprio vero che non c’è miglior cieco di chi non vuol vedere. Tuttavia, quando questo capita all’interno dell’indagine preliminare di un incidente doppio mortale, diventano tragiche anche le conseguenze che questa cecità avrà sul corso di quella Giustizia.
Che ci sia di che vergognarsi? Io, che per aver visto in quella foto tracce di frenata e scalfitture ed averlo affermato peritalmente non ho di che biasimarmi, penso proprio di sì.
Ma Voi, ditemi, in quella foto cosa ci vedete? Forse che tali tracce non andavano riportate in planimetria e che, ai fini ricostruttivi, non avevano importanza e non andavano peritalmente considerate?

La cosa più sconcertante è stato comunque il dover assistere all’incapacità assoluta del Consulente del PM di verificare, prima di ogni altra cosa, la compatibilità e la fedeltà di riproduzione nel rilievo planimetrico della documentazione fotografica raccolta in loco nell’immediatezza dei fatti. In simili casi, pensando all’obbligo di dover agire secondo scienza e coscienza mi sorge spontaneo chiedermi quanto dell’una e quanto dell’altra: nello specifico direi veramente poco di entrambe.
Tuttavia, scegliendo di essere ottimista, devo optare per la buona fede del Consulente e questo circoscrive il quesito alla sola scienza: possibile che la Norma Uni 11472, la scuola, l’università o il politecnico, tutti i corsi di formazione e di aggiornamento seguiti non abbiano saputo insegnare a quel Consulente neppure l’ ABC della professione di cui lui, iscrivendosi all’ Albo di quel Tribunale, si è dichiarato essere “specialista”?
D’altro canto se questo è ciò che piace e richiede il Giudice, a che serve imparare l’arte quando per esercitare in un simile Tribunale sembra necessario metterla da parte?

Visto che la verità offende, qualcuno leggendomi potrebbe sentirsi offeso. Non fa niente, questa purtroppo è la realtà in cui ci muoviamo e, fintanto che noi non ci prendiamo il coraggio di portare alla luce questi fatti e non ci impegniamo per far trionfare la nostra professionalità ben poco cambierà, per la gioia di chi in questa pochezza di scienza e di coscienza oggi ci sguazza.

Ciò detto, questo rimane un esempio eloquente di ciò che è verità oggettiva, ossia quella che nella foto rileva peritalmente le tracce in essa contenute, e quale sia invece la verità soggettiva, ovvero quella del Giudice che in quella stessa foto non vede traccia alcuna.
Fortunatamente, come soleva dire mio Nonno Luigi – avvocato - esiste una Giustizia manente ed una Giustizia immanente. Pensiamoci di tanto in tanto.