L' incidente stradale ogni anno coinvolge, direttamente o indirettamente, migliaia di persone. Pensiamo a chi ha perso la vita o la propria indipendenza rimanendo più o meno menomato ed ai suoi famigliari che ne condividono dolore e disagio. Pensiamo a chi è chiamato dalla Giustizia a rendere conto delle proprie responsabilità. Tutti sono confrontati con procedimenti penali, civili e assicurativi mai semplici ma dove la domanda è sempre la stessa: com'è veramente successo?
Della ricerca di questa verità ho fatto l'obiettivo della mia attività professionale.

L' incidente: perizie e consulenza

Per difendere i vostri diritti, per ottenere il dovuto risarcimento o un giusto proscioglimento e per garantire al vostro rappresentante legale la consulenza di un esperto veramente autorevole e indipendente, sono a vostra disposizione oltre 40 anni di esperienza: la qualità peritale migliore a garanzia della vostra tutela e del vostro successo.

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Gli esperti: formazione e ricerca

I nostri workshop di specializzazione garantiscono la formazione e l’ aggiornamento necessario ai massimi livelli dell’indagine peritale di analisi e di ricostruzione cinematica degli incidenti. La ricerca scientifica che conduciamo fin dal 1972, stando alla base di questi seminari distinguerà per sempre anche il vostro sapere di specialista.

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Basta ignoranza professionale!

Per caso, in un momento di tranquillità mi sono trovato a rileggere un mio articolo dal titolo Da Socrate all’esperto del 2015 che concludeva così: Con simili premesse, con chi posso essere in competizione io se non con me stesso? Oggi più che mai il sapere del non sapere mi accompagna e, se continuo a combattere, è perché come già diceva Socrate, anche nel nostro settore oggi un solo male va combattuto, quello dell’ignoranza.
Purtroppo, più il tempo passa e più mi sorge il dubbio che il gregge degli ignoranti della ricostruzione degli incidenti, ovvero di chi è in tutto o in parte digiuno di un determinato complesso di nozioni (definizione del vocabolario Treccani), proliferi.



Sì, mi sento fuori dal gregge, da quel gregge in cui chi nello specifico dell’analisi e della ricostruzione degli incidenti è ignorante e crede di potersi camuffare, così da poter pretendere di essere considerato specialista nella professione. Non essere specialisti e volerlo diventare è lodevole, camuffarsi nel gregge per far credere di esserlo è millanto.

Essere specialista - e non mi stancherò mai di ripeterlo - significa essersi dedicati ad un particolare settore di una scienza o di una professione fino a possederne conoscenze particolari tanto in senso lato quanto nel dettaglio. Nello specifico queste conoscenze sono quelle di una formazione di base scientifica il più vicino possibile ai mezzi di locomozione su strada ed alle loro particolarità meccaniche, dinamiche e di guida, ampliate ed approfondite da conoscenze sulla struttura stradale e sulle regole della circolazione, sui processi attentivi, percettivi e reattivi dei conducenti, e su tanto altro ancora. In poche parole una conoscenza teorica e pratica di problematiche ampissime e che, nel traffico, si intersecano e si realizzano.
Non sono sempre solo i concetti più complessi, come il calcolo delle collisioni a fare la differenza: molto spesso l’ignoranza con cui ci confrontiamo tocca problematiche basilari e relativamente semplici. Lo ho appena dimostrato analizzando il modo di affrontare un semplicissimo rilievo con il solo uso della bindella, operazione di competenza tanto degli Agenti di Polizia che di ogni Consulente in infortunistica mentre, quasi giornalmente, mi imbatto in consulenze che di tecnico hanno ben poco dimostrando solo grande incompetenza e scarsissima conoscenza dell’ABC della nostra professione.
Mi riferisco esplicitamente a casi recentissimi che vanno dal CTU che arriva a proporre tempi di reazione di 0,3 (zero virgola tre) secondi, a quello che per la seconda volta, in due mortali diversi, sbaglia ed insiste ad indicare il senso rotatorio sbagliato di un veicolo (antiorario invece che orario), fino a quell’altro che nella formula per il calcolo della velocità all’inizio della frenata riesce ad introdurvi, bontà sua, lo ”Spt”, ovvero lo spazio percorso nel tempo di reazione psicotecnico.

Basta quest’ultimo caso (Nord Italia – 2017) per capire il senso e l’attualità di questo mio grido di allarme, allarme all’ultimo e massimo dei livelli.

Una data CT per il PM propone testualmente questa formula


Fonte: CT del PM, pag. 11-12

attribuendola al calcolo di definizione della velocità iniziale di frenata [Vf] per l’arresto di un mezzo (con ABS e asfalto bagnato), e specificando che [Spt] sarebbe lo spazio percorso nel tempo di reazione.
Evidentemente, quest’ultimo fattore Spt, ovvero lo spazio di reazione, è elemento assolutamente estraneo al processo di frenatura tanto nell’accadimento quanto nel tempo e nella sua fisica risolutiva. La formula così proposta da quel CT del PM non è una formula di fisica e comunque di certo non è formula applicabile nella ricostruzione degli incidenti stradali. Quella corretta, che facendo veramente parte dell’ABC della cinematica oso sperare sia a tutti nota, è la seguente



dove
- il segno di radice sostituisce l’elevazione a ½
- 2  è fattore fisso
- g  si riferisce all’accelerazione terrestre in m/s2 e sta generalmente per 9,81
- µ  è il coefficiente di aderenza
- s  è lo spazio di frenata fino all’arresto completo del veicolo.

Come si faccia ad introdurre all’interno dello spazio di frenatura elementi della precedente fase di reazione, supera ogni umana comprensione. Ciò premesso, per rimanere in tema, alcune considerazioni sono d’obbligo.

La prima è un accorato appello ai Magistrati inquirenti e giudicanti: che Questi non si permettano mai di giudicare attendibile l’operato di un CT del PM, di un PTU o di un CTU, solo perché essendo stato nominato d’ufficio questo potrebbe essere imparziale: di fatto potrebbe essere anche ignorante.
Il Consulente di parte, quando è specialista nella propria materia, eticamente è tenuto a seguire le regole dell’arte che professa né più né meno di quanto lo sia lo stesso Magistrato. Infatti, già il solo fatto che fra i suoi compiti ci sia sempre anche la verifica dell’attendibilità delle consulenze e delle perizie d’ufficio, pongono il CTP professionalmente alla pari se non al di sopra del Perito o Consulente d’ufficio. Inoltre, affinché l’apporto del Consulente di parte sia preso in considerazione, è proprio l’atteggiamento prevenuto nei suoi confronti che lo obbligano ad essere scientificamente impeccabile, oggettivo, documentato ed inattaccabile.

La seconda constatazione è invece diretta al titolo professionale che a volte può essere anche ingannevole. Infatti, l’ingegneria è vasta esattamente come la medicina: poiché se avessi un problema ad un ginocchio non mi rivolgerei mai ad un ginecologo, se dovessi farmi ricostruire un incidente stradale difficilmente mi verrebbe in mente di rivolgermi all’ingegneria elettronica (è il caso della formula di cui sopra), a quella ambientale o ad altre branche che lascio immaginare a voi. Personalmente mi informerei sulla preparazione specifica dello specialista a cui mi rivolgo e questo lo dovrebbe fare anche il Magistrato. Inoltre, lo stesso Interpellato sarebbe eticamente tenuto a rifiutare l’incarico quando questo esula dalle le sue specifiche competenze specialistiche, non essendo mai lecito illudere il Committente sulle proprie capacità professionali o tollerare che egli abbia al riguardo un’ opinione errata.
Nel merito, scorrete i siti web degli studi che si occupano di analisi e ricostruzione degli incidenti: scartate quelli che tacciono o sono particolarmente vaghi sul proprio curriculum e vedrete come la scelta si restringe in modo impressionante. Questo è lo specchio di una triste realtà.

Poiché in Italia, a livello di Politecnico o di Università non esiste ancora uno specifico e collaudato iter formativo mirato all’analisi ed alla ricostruzione degli incidenti e di conseguenza non si è formata una vera scuola di pensiero nella specialità, è stato possibile a molti – e lo è tutt’ora - accedere a questa professione provenendo dalle più disparate attività, spesso distanti anni luce dall’incidente stradale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, gli esempi come quelli sopra citati non mancano.

Per questo, nell’immediato sono indispensabili due cose: prendere coscienza di questa situazione, grave. L’unico modo per farlo, a mio parere, è quello di capire cosa sia la vera analisi e la ricostruzione dell’incidente stradale a cui io faccio riferimento e che da queste pagine cerco di illustrarvi.
La seconda cosa è avvicinarsi a questo nostro altro modo, entrare in contatto con chi in Europa è all’avanguardia nel settore e qui attingere il sapere necessario per colmare le enormi lacune ed i ritardi accumulati.

Niente è impossibile a chi vuole diventare veramente specialista nel settore e questi sono i Colleghi a cui penso e che credo valga la pena di aiutare e sostenere.
Con questo spirito, raccomando in particolare l’attività che proponiamo nel prossimo incontro di giugno a Bologna. Abbiamo pensato per voi un’offerta alla carta, tre giornate fra Meeting e Workshop dove sia possibile scegliere l’intero pacchetto oppure anche una sola giornata dello stesso, a discrezione. Questo dovrebbe permettere anche ai più scettici di saggiare il terreno e metterci alla prova, di vedere con i propri occhi, di sentire con le proprie orecchie e di valutare con la propria mente quanto di nuovo proponiamo e se ciò sia effettivamente diverso ed innovativo da quanto siete abituati a sentire e a fare. Ciascuno verificherà così se tutto ciò abbia davvero una marcia in più che valga la pena fare propria.

Nel merito, su Linkedin hanno scritto

Luciano Dispendi
Buongiorno Mauro, concordo a pieno, come sempre del resto, con la tua disamina, troppa gente che ignora (per non dire ignorante) la professionalità e pretende di sapere tutto, ad un mio collega è toccato un CTU ing. idraulico per la ricostruzione di un mortale, immagina quale preparazione sulla ricostruzione potesse avere, nella mia città incombe un collega CTU che si occupa di edilizia, o ancora di più un dipendente dell'esercito con tanto di gradi e doppio lavoro, forse è il caso di metterci un attimo seduti e iniziare a fare un po’ di pulizia. Buon proseguimento di giornata, ciao.

Alfonso Micucci a Luciano Dispendi
Ti è andata senz'altro meglio di me: nel basso Lazio ho trovato un CTU laureato in medicina e chirurgia (!!!) ... non puoi immaginare che pasticcio. Ho scritto al Presidente del Tribunale, che formalmente è il tenutario dell'albo dei CTU, chiedendo se quel CTU fosse iscritto all'albo e come sia stato possibile che un magistrato, per una causa milionaria dai cui esiti dipende il destino di diverse persone, abbia nominato un professionista di tal calibro. Non ho avuto riposta, però il CTU è stato sostituito con un validissimo collega... Dalla mia esperienza, quindi, consiglio di non avere timore di mandare segnalazioni protocollate a chi dovrebbe controllare e non controlla.

Gianpaolo Barsottini
Sono d'accordo con Voi, mi fa piacere che la pensiamo in maniera uguale. Troviamoci a Bologna e discutiamone insieme il 22 giugno al Meeting di Mauro.

Luciano Dispendi
Alfonso, il tuo racconto conferma quanto da me scritto, il chirurgo se fosse stato professionalmente serio avrebbe dovuto rinunciare immediatamente e non attendere una tua comunicazione per la sostituzione, troppi avventori in questo lavoro che invece ha bisogno di persone esperte e soprattutto professionali perché quando si lavora su una ricostruzione si hanno in mano i destini delle persone vive e la responsabilità di quelle decedute... Ed è per questo che credo sia doveroso da parte nostra metterci il massimo della professionalità e anche oltre.

Carmine Moschiano Grido d'allarme fondatissimo. Di recente mi capita un ingegnere vero caprone tecnico-giuridico, che opera secondo il principio del così fan tutti. Nel caso di specie un automobilista non rispetta lo stop e impegna l’incrocio contro mano, causa un mortale, però lui ritiene che tutti impegnano l'incrocio così è quindi non vi è alcuna violazione del CdS e la responsabilità esclusiva del sinistro è del conducente che aveva il diritto di precedenza.

MEETING 2017 – Bologna 22 giugno 2017  WORKSHOP ARDIS - Bologna 23-24 giugno 2017

MEETING 2017 – Il programma in PDF  WORKSHOP ARDIS 2017 – Il programma in PDF

Da Socrate all'esperto – Articolo sopra citato