L' incidente stradale ogni anno coinvolge, direttamente o indirettamente, migliaia di persone. Pensiamo a chi ha perso la vita o la propria indipendenza rimanendo più o meno menomato ed ai suoi famigliari che ne condividono dolore e disagio. Pensiamo a chi è chiamato dalla Giustizia a rendere conto delle proprie responsabilità. Tutti sono confrontati con procedimenti penali, civili e assicurativi mai semplici ma dove la domanda è sempre la stessa: com'è veramente successo?
Della ricerca di questa verità ho fatto l'obiettivo della mia attività professionale.

L' incidente: perizie e consulenza

Per difendere i vostri diritti, per ottenere il dovuto risarcimento o un giusto proscioglimento e per garantire al vostro rappresentante legale la consulenza di un esperto veramente autorevole e indipendente, sono a vostra disposizione oltre 40 anni di esperienza: la qualità peritale migliore a garanzia della vostra tutela e del vostro successo.

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Gli esperti: formazione e ricerca

I nostri workshop di specializzazione garantiscono la formazione e l’ aggiornamento necessario ai massimi livelli dell’indagine peritale di analisi e di ricostruzione cinematica degli incidenti. La ricerca scientifica che conduciamo fin dal 1972, stando alla base di questi seminari distinguerà per sempre anche il vostro sapere di specialista.

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Giù la maschera!


Fonte: evangelici.info

Non è necessario andare lontano per trovare il principio fondamentale che dovrebbe regolare ogni certificazione professionale. Infatti, come si legge nella norma deontologica di più di un Ordine o Camera, non è lecito illudere il committente sulle proprie capacità professionali o tollerare che egli abbia al riguardo un’opinione errata.

Esemplificando. Per farsi curare non basta sapere che uno è “dottore”, dobbiamo saperne qualcosa di più. Vedo già la vostra faccia se, per un male ad un ginocchio, scoprireste che il medico a cui vi siete rivolti è sì dottore … ma ginecologo.
Sorridete nell’immaginarvi la scena? Per piangere vi basterà invece proiettare questa situazione al nostro mondo, adattandola agli operatori dell’attività peritale forense e assicurativa.

La Legge direbbe già tanto nel merito … ma ditemi voi, chi la rispetta più?

Nella mia tanto amata e declamata Repubblica e Cantone Ticino, la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di ingegnere e di architetto (LEPIA, art. 3.1) dice che sono abilitate ad esercitare le professioni di ingegnere e di architetto nel Cantone, nei campi di attività dei gruppi professionali e nei limiti delle disposizioni delle leggi speciali, le persone che adempiono i requisiti stabiliti dalla presente legge e sono in possesso della relativa autorizzazione rilasciata dall’OTIA (Ordine ticinese degli Ingegneri e degli Architetti).
Ciò premesso, nessuno è ancora stato in grado di spiegarmi come mai la Magistratura della citata Repubblica, nel campo dell’infortunistica stradale e quasi in regime di monopolio, affida i mandati peritali quasi esclusivamente a chi non è iscritto all’Ordine e non dispone della prescritta autorizzazione all’esercizio della professione.
È vero che il Consiglio della magistratura ha reputato opportuno esortare il Ministero pubblico affinché si adoperi per ripartire, fra i diversi professionisti disponibili, nel modo migliore possibile questi mandati peritali, così da fugare, a priori, l’insorgere di qualsiasi sospetto di favoritismo o di altra natura (Ticino - Consiglio della magistratura, 23 gennaio 2015) esattamente come è altrettanto vero che, malgrado tale autorevole quanto ufficiale esortazione, fino ad oggi nulla è cambiato. Forse dovremmo cominciare a sospettare, come suggerisce lo scritto appena citato?

In Italia, mi sembra che la base legale vada invece ricercata nel Codice civile, art. 2229 e seguenti, base giuridica richiamata in primis proprio dalla Norma UNI 11294, quella della Qualificazione dei tecnici per la ricostruzione e l’analisi degli incidenti stradali (settembre 2008).
Non sta certo a me giudicare quanto avviene in un Paese che non è il mio, anche se oggi lo conosco bene per affinità di lingua e per l’attività professionale che in esso vi svolgo. Mi sia allora concesso di limitarmi a pensare, in base alla mia esperienza, che tutto il mondo sia veramente paese e che la certificazione del sapere professionale sia dovunque quanto mai ardua da regolamentare. Se tali difficoltà siano oggettive o piuttosto da ricondurre ad altro, non mi compete.

Ciò detto, il dovere di informare adeguatamente la Committenza sulla nostra preparazione e sulle nostre effettive capacità professionali è inderogabile e non permette di attendere tempi migliori per essere rispettato e concretizzato da subito. Come fare?
L’unica ricetta con effetto immediato, a molti sarebbe indigesta in quanto consiste nel gettare la maschera e presentare una corretta autocertificazione che non dia adito ad alcun dubbio o sospetto.
Non basta parlare. Nella mia concretezza, ho quindi deciso di dare l’esempio, al di fuori ma nel pieno rispetto di ogni legge, ed invito tutti i Colleghi a fare altrettanto, specie coloro che vorrebbero dedicarsi alla formazione o a quelli che si propongono quali specialisti dell’ Analisi e della ricostruzione della dinamica degli incidenti stradali in sede forense.

Nel concreto propongo tre cose che, per quanto mi concerne, d’ora in poi metterò sempre in atto:
- Autocertificarsi pubblicamente: io lo faccio da questo sito pubblicando il mio Curriculum vitae, scaricabile in PDF.
- Produrre in forma cartacea detto CV ogni qualvolta si è interpellati per ricevere un mandato e quando si è ascoltati in Tribunale in qualità di Perito o di Consulente.
- Indicare l’esistenza del proprio Curriculum a chi, legittimamente interessato, desidera sapere qualcosa sulla nostra preparazione professionale.

A risolvere il problema, basterebbe che ogni Mandante si assumesse la responsabilità di sapere a chi conferisce il proprio mandato. Infatti, se Magistratura, Avvocatura o Compagnie d’assicurazioni, chiedessero ad ogni interessato agli incarichi di presentare la propria autocertificazione, e che questa sia completa ed esauriente, si eviterebbero casi come quello che vado a raccontarvi.

Di recente, ho dovuto esaminare il caso di un perito regolarmente iscritto nell’Albo di un Tribunale del Nord Italia che millantava il titolo di Ingegnere conseguito in un’università svizzera: l’esame del caso ha documentato che non si trattava di un Istituto universitario svizzero riconosciuto, che il diploma presentato era falso e che conteneva indicazioni false a firma di un ignoto. Forse questi casi non si evitano con l’autocertificazione, ma rimango speranzoso che prima o poi ci pensi la Giustizia penale.

Ciò malgrado, sono convinto che al momento attuale autocertificarsi pubblicamente sia l’unico mezzo capace di difendere la professionalità di chi è Professionista nel vero senso della parola. Professionista lo si diventa solo con tanto impegno, studio e lavoro, non certo con una semplice certificazione e ancor meno quando si ha la “coda di paglia”.


La coda di paglia - Immagine da Internet

Mi sembra pertanto legittimo credere, intuire o sospettare che chi non ha la capacità di presentare serenamente le proprie credenziali professionali o millanti titoli che non possiede, verosimilmente sfoggi solo la sua bella “coda di paglia” e che sia proprio questa ad impedirgli di gettar via la sua maschera.
Per far cadere tante maschere, basterebbe che ogni Mandante esigesse chiarezza sull’iter professionale e formativo dei propri incaricati. Troppo semplice, troppo corretto e giusto o semplice utopia?

Ing. Mauro Balestra - Curriculum vitae in PDF