L' incidente stradale ogni anno coinvolge, direttamente o indirettamente, migliaia di persone. Pensiamo a chi ha perso la vita o la propria indipendenza rimanendo più o meno menomato ed ai suoi famigliari che ne condividono dolore e disagio. Pensiamo a chi è chiamato dalla Giustizia a rendere conto delle proprie responsabilità. Tutti sono confrontati con procedimenti penali, civili e assicurativi mai semplici ma dove la domanda è sempre la stessa: com'è veramente successo?
Della ricerca di questa verità ho fatto l'obiettivo della mia attività professionale.

L' incidente: perizie e consulenza

Per difendere i vostri diritti, per ottenere il dovuto risarcimento o un giusto proscioglimento e per garantire al vostro rappresentante legale la consulenza di un esperto veramente autorevole e indipendente, sono a vostra disposizione oltre 40 anni di esperienza: la qualità peritale migliore a garanzia della vostra tutela e del vostro successo.

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Gli esperti: formazione e ricerca

I nostri workshop di specializzazione garantiscono la formazione e l’ aggiornamento necessario ai massimi livelli dell’indagine peritale di analisi e di ricostruzione cinematica degli incidenti. La ricerca scientifica che conduciamo fin dal 1972, stando alla base di questi seminari distinguerà per sempre anche il vostro sapere di specialista.

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Analisi o ricostruzione?

Con l’introduzione dell’omicidio stradale vengo sempre più richiesto in casi di particolare gravità e importanza tanto al Nord quanto al Sud d’Italia: ogni caso mi confronta con nuove relazioni fatte dai Consulenti tecnici dei Pubblici Ministeri. Se queste rappresero veramente lo stato dell’arte nella ricostruzione degli incidenti stradali in Italia, salvo in alcuni casi, ci sarebbe veramente di cui preoccuparsi. Voglio credere che non sia così ma mi è sempre più difficile.
Mi sono chiesto quali possano essere le cause di questo degrado, dato che sembrava che il vuoto seguito a Paolino Ferrari, Gino Nisini, Gino Di Paola e Giancarlo Genta fosse stato almeno in parte colmato da Dario Vangi tanto con il suo testo che con i suoi corsi e da due altri focolai di insegnamento: quello di Alfonso Micucci a Bologna e quello di Mattia Sillo a Pavia. Come ho detto, qualche eccezione c’è, ma come tutti sanno non è una rondine a far primavera.


Una rondine non fa primavera.

Di studi consistenti in Italia, negli ultimi anni 30 anni, ricordo solo quello sulle procedure di calcolo delle traslazioni post urto presentato dal Politecnico di Milano (prof. Gianpiero Mastinu) che fu anche premiato negli USA a cui aggiungo l’ampio e riconosciuto lavoro di ricerca che sta conducendo l’Università Cattolica di Milano con l’Unità di ricerca in psicologia del traffico (prof. Maria Rita Ciceri), materia quest’ultima quasi sconosciuta ai più dell'analisi e della ricostruzione degli incidenti stradali.

C’è da chiedersi se siano gli onorari tutt’altro che onorevoli che la Giustizia italiana oggi riconosce agli specialisti scientifici, ovvero le famigerate vacazioni, ad allontanare dall’attività forense chi conosce il mestiere, oppure se non sia proprio la scadenza di certi e tutt’altro che rari elaborati peritali a giustificare compensi adeguati a tanta scadenza. Con l’andare del tempo, purtroppo, incomincio a propendere per questa seconda ipotesi.

Durante i miei corsi, spesso mi trovo ad ammirare l’entusiasmo e l’impegno di chi mi segue ma poi, nella pratica, devo prendere atto della profonda differenza che separa il mio modus operandi da quello degli altri. Questo mi dispiace e, proprio per l’amore che mi lega a questa professione, cerco di capirne il perché e lo faccio dialogando con Voi da queste pagine.
È scontato che io venga dalla scuola di pensiero tedesca (Austria-Germania-Svizzera) che in fatto di studi sul tema, sviluppo di procedure di calcolo, pubblicazioni scientifiche, ecc. è sicuramente avanti di anni e segna il cammino. È pure evidente che dalla mia parte sta anche un iter professionale ormai ineguagliabile, non foss’altro che per gli anni di esperienza e per la qualità di chi ho avuto come maestri. Segno questo che il mestiere lo si ruba anche, studiando ed applicandosi tenacemente con costanza. Ma questo non basta: bisogna anche saper rubare, nel senso che vale la pena fare proprie, solo le regole dell’arte giusta.

È proprio in questo che io vedo la differenza: da un lato chi ricostruisce o crede di ricostruire l’incidente, dall’altro chi l’incidete lo analizza in tutte le sue sfaccettature. Due modi di approccio apparentemente analoghi, dato che si avvalgono degli stessi dati iniziali, della stessa documentazione e degli stessi strumenti di rilievo ed informatici, ma che alla fine sfornano due prodotti peritali spesso diametralmente opposti.
Chi conosce il mio operato, sa che io opero mettendo il massimo dell’impegno sulla parte analitica del caso. È solo in questa maniera che si mettono a disposizione di chi è chiamato a giudicare i veri parametri per una giusta valutazione del caso. L’arte di questa analisi non si trova nella letteratura perché cambia e va adattata ad arte per ogni caso, come fosse un vestito su misura.



L’analisi di un sinistro oggi richiede grandi conoscenze della materia all’operatore e, per questo, solo raramente permette di delegare ad altri operazioni apparentemente semplici come foto e rilievi.
È un vero lavoro da certosino, affrontabile solo investendo personalmente tutto il tempo necessario, che è sempre tanto, credetemi. Se vi dicessi che due o tre casi dello scorso anno mi hanno richiesto dalle 90 alle 220 ore effettive di lavoro ciascuno, forse mi dareste del matto: invece, i miei mandanti, hanno saputo tutti apprezzare i risultati delle mie analisi ricostruttive.
Lavorando in questo modo, i casi trattabili all’anno sono pochi ma, nel contempo, è altrettanto vero che ci sarebbe più spazio e lavoro di qualità per tutti.

L’obiettivo dei miei corsi di formazione si concentra proprio su questa qualità operativa di analisi mirata alla ricostruzione. Quello in cui credo e per cui mi impegno, sono le regole dell’arte di questo tipo di analisi. Gli strumenti a disposizione sono e rimarranno sempre solo tali e la loro scelta una semplice valutazione personale di ciascuno. Conoscere i propri e quelli degli altri rientra nelle conoscenze indispensabili all’attività forense ed al suo contraddittorio, raffronto valido solo se condotto con cognizione di causa.
Le procedure di calcolo che questa analisi richiede sono molto evolute: oggi solo l’uso di software scientifici di qualità permette di affrontarne la complessità. Così il vero specialista è obbligato ad affiancare alla pratica la teoria ed aggiungere a entrambe la padronanza degli strumenti oggi a disposizione.
Da quanto vedo sui banchi dei Tribunali, sembrano essere pochi coloro che possono dire di avere e di saper coniugare insieme tante conoscenze di specialità. Questa situazione di fatto, invece di farci pesare il disagio dei nostri limiti, dovrebbe spingerci ad aprirci per scoprire se gli altri aspetti della ricostruzione, quelli dell’analisi più approfondita, esistano davvero. Dovrebbe indurci a verificare quanto l’opera peritale di analisi possa essere differente da quella di semplice ricostruzione, quanto la perizia fatta con criteri innovativi possa essere più efficace e concludente. Dovrebbe indurci a valutare se valga la pena fare nostro questo modo nuovo di affrontare l’analisi.

Fra poco, avrete la possibilità di verificare tutto ciò gratuitamente, semplicemente partecipando alla Giornata delle porte aperte in programma a Bologna il 9 febbraio 2018. Il workshop che seguirà (10-11 febbraio, sempre a Bologna) evidenzierà ancora meglio come l’analisi cinematica non abbia limiti ed apra veramente nuove porte ed altrettante prospettive alla nostra professione.

Scarica il programma delle PORTE APERTE e del WORKSHOP - Bologna 9-10-11 febbraio 2018


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Giornata delle porte aperte, iscrizione gratuita ma obbligatoria - Seminario, a pagamento.
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