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Ingiusta giustizia

Ospito in queste pagine il testo integrale dell' interrogazione rivolta dall' onorevole Sergio Savoia al Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino, depositata presso la Cancelleria dello Stato l' 8 giugno 2012.

A questo testo aggiungo poi alcune mie precisazioni sui fatti e sul diritto.


INGIUSTA GIUSTIZIA - Titolo e testo dell' interrogazione.
Il pubblico ministero, che decide in modo indipendente e vincolato alla legge (Costituzione Ti, art. 73 cpv. 2), fa capo ai periti quando non dispone delle conoscenze e delle capacità speciali necessarie per accertare o giudicare un fatto (CPP, art. 182).

Ora, in base alle informazioni di cui dispongo, sembrerebbe che nel settore dell’ infortunistica stradale da oltre 10 anni il pubblico ministero ticinese faccia capo sempre e solo ad un unico perito per un totale di oltre 80 mandati e per un valore di diverse centinaia di migliaia di franchi.

A prescindere dal fatto che, sempre stando a quanto da me conosciuto, che questo perito non sarebbe nemmeno iscritto all’ ordine (OTIA) - presupposto quest’ ultimo indispensabile secondo la legge cantonale per esercitare tale professione in Ticino - la questione si presenta non priva di motivi di interesse considerata l’attenzione che giustamente viene recentemente riservata al tema ‘mandati’. Noto che in materia di mandati giudiziari, il principio costituzionale delle pari opportunità (Costituzione federale, art. 2cpv.3) che sta alla base dell’ equità dovuta nell’ affidamento di ogni incarico pubblico, è normalmente applicato nelle difese d’ ufficio che sono affidate in rotazione agli iscritti all’ ordine degli avvocati (OATi).

In conseguenza di quanto sopra e per la delicatezza del problema generale dell’ equa attribuzione dei mandati, mi permetto di chiedere al lodevole Consiglio di Stato quanto segue:

1. Fatta salva la divisione dei poteri, come giudica il lodevole CdS questa prassi ?

2. Per quale motivo, nelle citate attribuzioni peritali, non si tiene conto della Legge cantonale sull’ esercizio delle professioni di ingegnere e di architetto (24.03.2004) ?

3. Nel favorire l’ attribuzione dei mandati ad un unico perito a scapito di altri, non si riscontrano i limiti dell’ abuso di autorità ? Quanto è nociva questa prassi anticostituzionale per il buon funzionamento della nostra giustizia e della sua credibilità ?

4. Se il GC ritiene dovuta l’ applicazione del diritto costituzionale delle pari opportunità nell’attribuzione di ogni mandato pubblico, ossia di ogni mandato pagato dalle casse dello Stato.

5. Se il GC ritiene corretta in Ticino la regola di avvalersi, per i mandati sopra citati, della collaborazione di ingegneri non iscritti all’ Ordine (OTIA), escludendo quelli da sempre iscritti all’OTIA ed almeno altrettanto qualificati.

Sergio Savoia, deputato al Gran Consiglio


Sul caso in breve

Nei fatti e nel diritto. Dura da anni, ottantasei mandati esclusivamente ad un solo perito per centinaia di biglietti da mille, con l’ esclusione contemporanea totale ed ingiustificata di un altro professionista, il sottoscritto, almeno altrettanto meritevole, più sperimentato e forse anche più legittimato in quanto solo io regolarmente iscritto all’ Ordine, presupposto questo indispensabile per l’ esercizio della professione di ingegnere in Ticino, secondo la Legge cantonale.

Che l’ escluso sia legittimato ad operare quale perito giudiziario lo scrive e lo ribadisce in due lettere a distanza di tempo lo stesso Procuratore Generale avv. John Noseda, informato della situazione dalla Presidente del Consiglio della Magistratura che gli aveva girato un esposto nel merito già nei primi giorni della sua entrata in funzione. Infatti nella sua seconda lettera, quella dell’ ottobre 2011 inviata ad un noto avvocato di Lugano ed in copia ad ogni magistrato della sezione di polizia, il Procuratore Generale scriveva "… ribadisco che non può e non deve sussistere alcuna preclusione nei confronti dell’ ing. Balestra che, come lei, conosco quale eccellente esperto in materia di infortunistica stradale." In quella dell’ anno precedente indirizzata a me si leggeva "… Tengo innanzitutto a confermare che la sua solida preparazione scientifica ed altrettanto comprovata e lunga esperienza non possono essere messe in discussione, avendone personalmente verificato l’ idoneità peritale sia come magistrato, sia come avvocato. Di conseguenza non sussiste, da parte del Ministero Pubblico, ragione oggettiva di escluderla a priori dal conferimento dei mandati in ambito giudiziario."

Visto che anche dopo gli interventi del Procuratore Generale il monopolio dei mandati giudiziari continua, riesce difficile capire come una personalità di alto profilo quale l’ avv. Noseda, sicuramente estraneo alla questione, nella sua funzione di Procuratore Generale non abbia sufficiente voce in capitolo per ricondurre i magistrati della sezione di polizia al rispetto e all’ applicazione del diritto costituzionale.
Infatti esistono diversi livelli nel diritto, dove la Costituzione federale é sicuramente quello di rango superiore da cui deriva, in forma piramidale, tutto il resto della normativa vigente. Nel commentare il nuovo codice di procedura penale svizzero, l’ avvocato e professore Paolo Bernasconi evidenzia come questo richiami all’ applicazione del diritto costituzionale tutti i Magistrati, Procuratori pubblici e Polizia giudiziaria compresi. Pertanto il magistrato inquirente nell’ intero svolgimento della sua funzione è tenuto ad applicare quanto sancito dalla Costituzione, senza possibilità di deroghe. Questo vale anche per l’ affidamento dei mandati peritali, che deve avvenire nel rispetto del principio costituzionale che assicura pari opportunità ai cittadini, principio sancito nientemeno che dal secondo articolo della Costituzione federale (art. 2.3). Questo principio di fatto è peraltro già acquisito dal nostro apparato giudiziario che lo applica quotidianamente nella nomina dei difensori d’ ufficio affidandone l’ incarico, in rotazione, ai liberi professionisti iscritti all’ Ordine degli Avvocati. Non capita altrettanto per gli incarichi peritali, dove si riscontra invece l’ ostinazione dei Procuratori pubblici della sezione di polizia a monopolizzare i mandati, affidandoli sempre e solo allo stesso perito.

Della questione se n’ era già interessato anni addietro l’ onorevole Luigi Pedrazzini, senza esito. In seguito, ad ogni procuratore Pubblico fu nuovamente sottoposto il problema e, richiamando il citato principio costituzionale, fu loro richiesta la dovuta equità nell’ attribuzione dei mandati oppure una debita motivazione: nessuna risposta se non quella di un solo Procuratore pubblico che invocava, giuridicamente in modo improprio, il diritto di rango inferiore per discostarsi da quello costituzionale di rango superiore. Il silenzio degli altri Procuratori pubblici anche ai seguenti ripetuti richiami, conferma l’ assoluta mancanza di oggettive ragioni a sostegno del loro agire. Sottoposto il caso al Consiglio della magistratura, come già detto, la sua Presidente lo girò al nuovo PG avv. John Noseda, senza successo. Questa continuata esclusione dai mandati in ambito giudiziario dimostra la ponderata volontà dei procuratori pubblici della sezione di polizia di recare danno professionale, di immagine e morale allo scrivente, volontà tramandata o imposta anche ai nuovi nominati. Questo modo di procedere, lesivo, privo di oggettive ragioni come afferma lo stesso Procuratore Generale ed in contrasto con il principio costituzionale delle pari opportunità, sembra corrispondere esattamente alla definizione del codice penale circa l’ abuso di autorità: "I membri di una autorità od i funzionari, che abusano dei poteri della loro carica al fine di procurare a sé o ad altri un indebito profitto o di recar danno ad altri, sono puniti con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria (CP, art. 312)".

La questione dei mandati é già arrivata sui tavoli del Gran Consiglio per altri oggetti, segno questo che deve essere gestita con la massima attenzione ed equità. Sono infatti in discussione i principi costituzionali fondamentali e, in questo caso specifico, la loro mancata applicazione da parte di chi preposto alla Giustizia stessa.

ing. Mauro Balestra