L' incidente stradale ogni anno coinvolge, direttamente o indirettamente, migliaia di persone. Pensiamo a chi ha perso la vita o la propria indipendenza rimanendo più o meno menomato ed ai suoi famigliari che ne condividono dolore e disagio. Pensiamo a chi è chiamato dalla Giustizia a rendere conto delle proprie responsabilità. Tutti sono confrontati con procedimenti penali, civili e assicurativi mai semplici ma dove la domanda è sempre la stessa: com'è veramente successo?
Della ricerca di questa verità ho fatto l'obiettivo della mia attività professionale.

L' incidente: perizie e consulenza

Per difendere i vostri diritti, per ottenere il dovuto risarcimento o un giusto proscioglimento e per garantire al vostro rappresentante legale la consulenza di un esperto veramente autorevole e indipendente, sono a vostra disposizione oltre 40 anni di esperienza: la qualità peritale migliore a garanzia della vostra tutela e del vostro successo.

Leggi su perizia e consulenza

Gli esperti: formazione e ricerca

I nostri workshop di specializzazione garantiscono la formazione e l’ aggiornamento necessario ai massimi livelli dell’indagine peritale di analisi e di ricostruzione cinematica degli incidenti. La ricerca scientifica che conduciamo fin dal 1972, stando alla base di questi seminari distinguerà per sempre anche il vostro sapere di specialista.

Leggi su formazione e ricerca

La punta dell' iceberg

Abbastanza di recente mi sono imbattuto professionalmente con alcuni casi emblematici e significativi, tutti da generale sconcerto. Si tratta di vere e proprie chicche, assolutamente squalificanti per la nostra professione ma tragicamente vere. Tacere mi riesce impossibile.

Caso A - Un’ autovettura, svoltando a sinistra taglia la strada ad un motociclista prioritario, sopraggiungente in senso inverso. Quest’ ultimo riporta ferite di una certa gravità. Nell’ urto la moto riporta il piegamento di uno solo stelo della forcella, l’ atro rimane praticamente integro. Nell’ ambito dell’ inchiesta penale il Pubblico Ministero ordina la ricostruzione della dinamica dell’ incidente.
Il consulente d’ ufficio per definire la velocità del motociclo all’ impatto, misura l’ accorciamento del passo del motociclo solo a sinistra, quantificandolo in cm 15 circa ed indicandolo accorciamento totale opera poi di conseguenza, basandosi su tale assunto evidentemente errato. L’ azione peritale di verifica, vista la dissimmetria del danno, rileva subito che l’ accorciamento indicato in 15 cm era quello relativo al solo stelo di sinistra, quindi che il vero accorciamento del passo era pari solo alla metà del valore indicato, assunto e considerato dal perito del P.M.
Davanti a tale contestazione il consulente del Pubblico ministero, colto in fallo dal consulente della Parte, invece di ammettere il proprio errore e correggersi di conseguenza, si giustifica nascondendosi dietro ad una frase del genere “… sottolineo che tutto quanto analizzato dal perito di parte, e ritenuto incongruente, verte a modificare la dinamica del sinistro unicamente a favore del motociclista.” (!?)

Caso B- Un’ autocarro a tre assi, carrozzato con cassonatura frigo e munito di piattaforma di sollevamento, viaggiando al momento dell’ impatto a 75 km/h accertati, a pieno carico, urta quasi ortogonalmente un’ utilitaria. L’ incidente ha esito mortale.
Il Giudice civile ordina la ricostruzione della dinamica del sinistro ed il suo consulente tecnico, dopo aver acquisito presso la Polizia la documentazione da lui ritenuta esauriente, indica e considera peritalmente in kg 10'000 il peso complessivo dell’ autocarro. L’ azione peritale di parte individua subito l’ incongruenza di quella massa, acquisisce i documenti di immatricolazione specifici di quell’ autocarro e contesta di conseguenza al CT del Giudice che solo la tara di quell’ autocarro era già di 11'700 kg mentre il peso massimo ammesso era di 26'000 kg. Pertanto, visto il “carico”, il peso effettivo andava valutato fra 20 e 26 tonnellate circa, ossia oltre al doppio di quanto erroneamente indicato dal CT del Giudice. Davanti a tale contestazione, quest’ ultimo si giustifica dicendo di non aver semplicemente tenuto conto degli allestimenti dell’ autocarro e che comunque fosse, indipendentemente dal fatto di essere stata di 10 o di 20-26 tonnellate, la massa è ininfluente (!?).

Caso C - Un’ autovettura collide, con modalità da definire, con uno scooter MBK 50 proveniente in senso inverso. L’ esito è mortale. Il Pubblico ministero ordina, previo esame del luogo e dei veicoli sotto sequestro, la ricostruzione della dinamica dell’ incidente.
Il consulente tecnico del PM esaminato lo scooter, non rileva che il suo pneumatico posteriore è liscio e neppure una evidente elaborazione vietata (Pollini, Malossi ed altro ancora). Afferma per contro che lo scooter sarebbe stato equipaggiato con cambio a 6 rapporti, frizione multidisco in bagno d’ olio, trasmissione a catena e telaio bitrave diagonale in lamiera d’ alluminio scatolata, elementi questi tipici solo di certi modelli sofisticati di moto di grossa cilindrata ma evidentemente inesistenti sullo scooter in esame. Sempre nello stesso caso quel consulente, esaminando l’ autovettura (SUV) le attribuisce un telaio che l’ appesantirebbe, pur trattandosi di una normale struttura autoportante, quindi totalmente priva di telaio.
Non pago, sempre lo stesso consulente e sempre nel medesimo caso, esaminato il luogo dell’ incidente riesce ad individuare una prima collisione dell’ auto contro una barriera di sicurezza (guardrail) non accorgendosi neppure che quel manufatto altro non era che un vecchio parapetto (ringhiera), oltretutto già danneggiato in precedenza, quindi con evidenti caratteristiche di contenimento e di assorbimento ben differenti da quelle specifiche delle barriere di sicurezza (guardrail).
Anche in questo caso il consulente tecnico della Parte ha subito rilevato queste incongruenze contestando al consulente del PM i suoi rilievi imprecisi e non corrispondenti alla realtà. Con la propria replica, depositata quasi otto mesi dopo, il citato consulente d’ ufficio giustifica il proprio operato definendo infondate e pretestuose le critiche di carattere tecnico ricevute e, quello che è ancora più grave, bellamente … ribadisce l’ assoluta correttezza dei rilievi svolti e la piena validità di quanto emerso dalle verifiche tecniche da lui condotte (!?).

Caso D - In un’ incidente mortale della circolazione (auto contro scooter) i rilievi sul posto vengono effettuati dai vertici della polizia scientifica locale. La ricostruzione del sinistro viene poi affidata dal Pubico ministero ad un consulente tecnico, ricostruzione che sarà poi contestata dal perito nominato in seconda battuta dalla Difesa.
Nell’ intervento effettuato nelle immediatezze del sinistro la polizia si limita a rilievi fotografici e ad allestire un cosiddetto schizzo di campagna che non viene messo agli atti. Agli atti viene prodotto un rilievo stereofotogrammetrico, di fatto rilevato a posteriori circa una settimana dopo. Le contestazioni della Difesa, numerose e circostanziate, si riferiscono anche ai rilievi di polizia. Così, fra una battuta e l’ altra, finalmente l’ inchiesta acquisisce tanto lo schizzo di campagna che una dichiarazione spontanea firmata dai due agenti della scientifica intervenuti subito sul posto. Sorpresa! sullo schizzo di campagna, ad un centinaio di metri dalla zona di collisione, appare il casco della vittima, rilevamento descritto anche nella citata dichiarazione ma non presente nel rilievo stereo agli atti. A cento metri dal punto di collisione, nella fattispecie, significava a 50-60 metri dal punto di rinvenimento della vittima. Al perito della difesa non è sfuggito tuttavia che, come documentato in tre foto scattate dalla stessa scientifica al momento dell’ incidente, il casco non era dove indicato nei due documenti giunti agli atti dopo circa una anno dal fatto, ma si trovava nei pressi del rinvenimento dello scooterista, ossia 50-60 metri prima del punto erroneamente indicato dagli inquirenti (!?).

Caso E - È ancora molto fresco il caso di quel perito giudiziario che non è stato in grado di definire correttamente se la rotazione di un veicolo, a seguito dell' impatto, fosse di senso orario o di senso antiorario. L' enormità di questo errore, non riconosciuto e riconfermato dal suo autore, mi ha suggerito di illustrare meglio questa problematica, cosa che ho fatto in un altro articolo: "L' auto che gira".



Questi sono tutti fatti tanto veri quanto recenti ed hanno tutti alcuni denominatori comuni su cui vale la pena soffermarci a riflettere e meditare.

Il primo denominatore comune è che ci confrontiamo, a mio parere, con casi che potrebbero rientrare in quelli descritti dal Codice penale (falsa testimonianza, falsa perizia, perizia infedele, mancata rettifica spontanea, falsità in atto formato da pubblici ufficiali, ecc.) ma che chi dirigeva l’ indagine non ha voluto vedere, considerare tali e procedere d’ ufficio (!?).

Il secondo denominatore comune, che mi rattrista non poco, è quello che i citati consulenti tecnici (casi A, B, C e E) siano tutti ingegneri, vicini alla quarantina e quindi non di primo pelo.

Il terzo denominatore comune è quello che ognuno di loro, malgrado quanto sopra descritto e documentabile, vanti nei diversi Tribunali dove opera di buona per non dire di ottima reputazione.

L’ ultimo punto in comune, è quello più sconcertante. Ogni interessato, messo davanti all’ evidenza dei fatti (riscontri di accertamento precisi ed oggettivi) persevera nel proprio errore che rifiuta di ammettere, oppure che minimizza. Nessuno che abbia il avuto coraggio di dire – Sì, ho sbagliato, mi dispiace, correggo.

Mi sorge allora spontanea una domanda: è questione di scienza o di coscienza ? quanto dell’ una e quanto dell’ altra ? … o forse niente di entrambe ?
Oppure sono io che ho maturato uno spirito eticamente tanto obsoleto da non capire che questo è solo un modo comune moderno di concepire il servizio di collaboratore scientifico di Giustizia ?
Qualcuno ha il coraggio di chiarirmi, da questo blog, se questa sia la punta o l’ iceberg intero ?