L' incidente stradale ogni anno coinvolge, direttamente o indirettamente, migliaia di persone. Pensiamo a chi ha perso la vita o la propria indipendenza rimanendo più o meno menomato ed ai suoi famigliari che ne condividono dolore e disagio. Pensiamo a chi è chiamato dalla Giustizia a rendere conto delle proprie responsabilità. Tutti sono confrontati con procedimenti penali, civili e assicurativi mai semplici ma dove la domanda è sempre la stessa: com'è veramente successo?
Della ricerca di questa verità ho fatto l'obiettivo della mia attività professionale.

L' incidente: perizie e consulenza

Per difendere i vostri diritti, per ottenere il dovuto risarcimento o un giusto proscioglimento e per garantire al vostro rappresentante legale la consulenza di un esperto veramente autorevole e indipendente, sono a vostra disposizione oltre 40 anni di esperienza: la qualità peritale migliore a garanzia della vostra tutela e del vostro successo.

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Gli esperti: formazione e ricerca

I nostri workshop di specializzazione garantiscono la formazione e l’ aggiornamento necessario ai massimi livelli dell’indagine peritale di analisi e di ricostruzione cinematica degli incidenti. La ricerca scientifica che conduciamo fin dal 1972, stando alla base di questi seminari distinguerà per sempre anche il vostro sapere di specialista.

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Non l’ho visto signor Giudice …

No! non l' ho proprio visto signor Giudice … eppure ero attento, ero sereno, senza preoccupazioni, riposato. Avevo dormito bene quella notte, non avevo bevuto e l’ esame del sangue lo conferma. Il mio cellulare taceva, l’ autoradio era sulla solita stazione, una musica di sottofondo, credo. Andavo al lavoro, una bella giornata, la visibilità buona, eppure … eppure mi è apparso lì, tutto d’ un colpo, come uscito dal nulla, non ho neppure avuto il tempo di frenare …
Un racconto che si legge spesso nei verbali degli inquirenti, che si ripete nelle aule dei tribunali … che non sarà facilmente creduto dal Giudice, ancor meno dai famigliari della vittima e spesso neppure da quelli del conducente … e se invece fosse stato veramente vero che non poteva vederlo prima ?



Per anni abbiamo classato questo tipi di incidenti nella categoria “disattenzione e/o negligenza” ed in queste categorie essi figurano tutt’ ora nelle statistiche di tutto il mondo. Così, senza entrare nel merito, la prevenzione non se n’è mai occupata seriamente e gli investimenti di pedone, anche sui passaggi pedonali, sono una tragica realtà che non accenna a diminuire.

Affrontando l’ analisi di uno di questi incidenti avvenuto a Milano nel 2005 e operando, allora per le prime volte introducendo l’ intera cinematica in uno scenario virtuale tridimensionale realizzato allo scopo, ebbi il privilegio di scoprire alcuni fenomeni che furono poi oggetto di un mio approfondito studio che mi ha portato alla definizione dei relativi modelli matematici di risoluzione. Questo studio oggi è oggetto di insegnamento ai corsi di specializzazione in Psicologia del Traffico che si tengono all’ Università Cattolica del S.C. di Milano.

Il primo dei fenomeni riscontrati è quello che il movimento del pedone in attraversamento, all’ interno del campo visivo del conducente, si muove sempre dalla zona periferica laterale verso quella centrale ossia dai settori meno a fuoco verso quelli centrali perfettamente a fuoco. Il secondo fenomeno, pure irreversibile, è quello che l’ avanzamento del veicolo sposta invece le persone o gli oggetti osservati dal centro del campo visivo del conducente verso i settori periferici laterali di detto campo.

La combinazione dei due movimenti, quello del pedone e del veicolo hanno pertanto, sul posizionamento del soggetto osservato all’ interno del campo visivo del conducente azione esattamente opposta. A determinate condizioni la combinazione di questi due movimenti naturali opposti li compensa (annulla) con il risultato che il pedone rimane fisso in un punto del campo visivo del conducente: così il suo movimento non può essere percepito come tale e non può generare conseguente attivazione di comportamento preventivo.
I parametri che entrano in gioco sono l’ angolo di visuale e le rispettive velocità. A 5 km/h per il pedone e a 45 km/h per l’ automobilista, ossia nel traffico urbano normale, il fenomeno si produce facilmente. Lo studio ha chiarito che il fenomeno non si limita al traffico cittadino ma può prodursi, con i pedoni in corsa, fino ai 130 km/h per i veicoli, ossia sempre ed in qualsiasi situazione di traffico. Si tratta di una situazione analoga a quella nota in aviazione e in navigazione con il nome di “rotta di collisione”.

A questa combinazione nefasta che fissa il soggetto osservato fermo in un punto all’ interno del campo visivo del conducente se ne possono aggiungere altre, come ad esempio quella che con l’ avanzamento del veicolo anche la posizione di determinati punti di riferimento fissi quali alberi, pali, spigoli di case manufatti, ecc. mantengano otticamente fissa la loro posizione in rapporto al soggetto in movimento: “lo vede fermo come un palo” intitolava QUATTRORUOTE il suo commento quando presentò ai suoi lettori questo studio nel dicembre 2007.

Esistono pertanto situazioni in cui il conducente, suo malgrado, riceve ed elabora informazioni ottiche ingannevoli che non gli permettono di percepire il movimento del pedone a cui dovrebbe invece, per-cependolo, dare attenzione e precedenza. Senza tale percezione ogni azione preventiva gli è preclusa.

Se non accetteremo di analizzare queste problematiche anche sotto questo punto di vista, qualsiasi azione preventiva futura su questo tema è destinata al fallimento certo. È quanto sta avvenendo attualmente nella mia amata Svizzera dove, forse per il vecchio principio che “nemo propheta in patria est”, certi Enti preposti alla prevenzione continuano a rifiutarsi di rivedere queste problematiche nella luce di questo nuovo sapere e, intanto, anche sulle nostre strade il sangue continua a scorrere.