L' incidente stradale ogni anno coinvolge, direttamente o indirettamente, migliaia di persone. Pensiamo a chi ha perso la vita o la propria indipendenza rimanendo più o meno menomato ed ai suoi famigliari che ne condividono dolore e disagio. Pensiamo a chi è chiamato dalla Giustizia a rendere conto delle proprie responsabilità. Tutti sono confrontati con procedimenti penali, civili e assicurativi mai semplici ma dove la domanda è sempre la stessa: com'è veramente successo?
Della ricerca di questa verità ho fatto l'obiettivo della mia attività professionale.

L' incidente: perizie e consulenza

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Gli esperti: formazione e ricerca

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Meeting 2013 e accelerometro

Ho dedicato la seconda parte del MEETING 2013 all'accelerometro, al suo funzionamento ed alle sue applicazioni nel contesto della ricostruzione peritale dei sinistri.
Prendendo spunto dalla pubblicazione I valori accelerometrici dei veicoli in immissione nelle intersezioni (EGAF Edizioni SRL, 31.10.2009), ho espresso le mie perplessità sulla metodologia di misura in essa presentata e di conseguenza sui relativi risultati. Di rientro da Bologna, dopo le verifiche del caso, alcune precisazioni di merito sono pertanto dovute.



In particolare ho fatto notare che quell'elaborazione avviene dopo l'operazione di “filtraggio” della curva rilevata, seguito questo da un’ ulteriore “correzione di planarità” di detta curva: queste due operazioni implicano una conseguente alterazione dei valori assoluti misurati e protocollati al momento del rilievo. Non si sottovaluti che poi l’ elaborazione si basa sui dati così manipolati.
Ho spiegato inoltre e mostrato che nelle misurazioni con accelerometro capacitivo l’ alzamento o l’ abbassamento del frontale del veicolo viene sempre registrato dallo strumento falsando di conseguenza i valori cinetici di misurazione riferiti al piano orizzontale della strada. Già solo per questo motivo l’ uso peritale di tali dati, a mio parere, è da sconsigliare vivamente così come è problematico l' uso di questi accelerometri in questo tipo di rilievo.

Lo studio sopra citato era comunque mirato a mettere a disposizione dei tecnici ricostruttori valori di accelerazione media suggerendo così loro, implicitamente, di definire nella ricostruzione cinematica la manovra di immissione del veicolo usando tali valori medi.
Partendo da uno studio molto simile effettuato dell' ing. Peter nel 1996 usando al posto degli accelerometri la “ruota di riferimento”, ho mostrato come questo ha poi presentato tutti i dati raccolti in grafici Spazio/Tempo. Questa rappresentazione dei dati, contrariamente a quella EGAF sopra citata, fornisce al tecnico ricostruttore direttamente la curva di accelerazione reale da cui leggere direttamente le posizioni del veicolo dopo 1,2,3,4 … secondi. Sempre in questo ambito ho sottolineato l’evidenza che le posizioni cinematiche Spazio/Tempo nella citata curva ed in realtà non sono affatto quelle desumibili da una decelerazione media, oltretutto non meglio definita nella distanza e nel tempo considerati per calcolarla.
Questa costatazione di fatto implica, ai fini della ricostruzione dei sinistri, due principi fondamentali:
1. nelle immissioni con partenza da fermo non è corretto basarsi su di un valore di accelerazione media poiché questo valore medio specialmente nei primi secondi, ossia in quelli determinanti per valutare le possibilità di avvistamento e percezione, differisce notevolmente dal valore reale effettivo;
2. per proporre i risultati di una qualsiasi misurazione è opportuno scegliere e proporre rappresentazioni univoche e mirate all'utente ed all'uso che questo ne farà, come appunto ne è un mirabile esempio la ricerca dell' ing. Peter.



Oltre a questo, i risultati della pubblicazione EGAF sopra citata mi hanno fatto dubitare della loro attendibilità anche per una altro aspetto piuttosto rilevante. Infatti a pag. 50 leggo che nella manovra di immissione svoltando a destra si rileverebbero accelerazioni comprese fra 0,86 e 2,11 m/s² mentre svoltando a sinistra tali valori scendono a soli 0,75 – 1,93 m/s².
Questa affermazione sembra dimostrare che nelle immissioni svoltando a destra, poiché si accelererebbe più intensamente, si sarebbe anche più veloci che svoltando a sinistra.
Il buon senso e l’ esperienza mi farebbero invece pensare proprio il contrario, considerato che l’ immissione a sinistra gode di un raggio di curvatura maggiore di quello di cui si dispone svoltando a destra, quindi tale da permettere velocità maggiori svoltando a sinistra.
La discussione sorta nel merito durante il MEETING non mi ha convinto ed ancor meno mi ha fatto cambiare parere. Appena rientrato in Svizzera ho subito ripreso in mano la ricerca dell’ ing. Peter e verificato quanto emerge nel merito da quella ricerca (tabulato seguente).



Pertanto ho elaborato le curve di immissione con partenza da fermo verso sinistra e verso destra rilevate dall' ing. Peter nella sua ricerca, facendone innanzitutto la media dei punti considerati a 1 secondo dalla partenza, a 2, 3 e 4. I miei dubbi erano pienamente giustificati poiché risulta che è svoltando a sinistra che si ottiene l’ accelerazione media massima 1,98 m/s² contro i soli 1,79 m/s² della svolta a destra.

Inoltre lo studio dell' ing. Peter dimostra anche come nei primi secondi i valori di accelerazione siano assai maggiori passando da 3,4 – 2,7 m/s² del primo secondo ai 2,5 – 2,4 m/s² del secondo secondo. Per la cinematica di ricostruzione, ossia per il posizionamento planimetrico del veicolo nel tempo, questo significa parecchio.

Dopo tale verifica che condivido subito con voi, debbo confermare quanto vi ho esposto a Bologna e la fondatezza delle mie perplessità e dei miei dubbi. Di conseguenza non posso che raccomandare ai Colleghi di non fare riferimento peritale alla pubblicazione EGAF citata in quanto questa, a mio parere e per quanto indicato, scientificamente non è condivisibile tanto nell’ impostazione quanto nei risultati.

Un' ultima considerazione con invito alla riflessione: le cosiddette "scatole nere" che alcune Compagnie di assicurazione oggi ci propongono, sono tutte basate su accelerometri capacitivi. Come interpretarne i risultati?