Una raccolta di fiori. Articolo dopo articolo questo blog è una vera e propria antologia nel senso etimologico del termine, che significa appunto “raccolta di fiori” dal greco ánthos “fiore” e légo “raccolgo” ma che, a differenza delle antologie dei tempi di scuola, questa grazie al blog è ancora più attuale e grazie al vostro apporto e alla vostra critica, più viva.

Essere o non essere ...

Scritto da ing. Mauro Balestra Il .

Di recente ed amichevolmente mi si è fatto notare che “Vi è tuttavia un “fair-play” che non ritengo si debba oltrepassare perché abbiamo anche l'obbligo di favorire lo sviluppo di una cultura di settore ed esponendo delle pattumiere si ottiene l'effetto contrario, fino a giungere alla totale delegittimazione del nostro ruolo”.

Interessante morale. Se dovessimo imbatterci in letteratura professionale relativa al nostro settore di competenza il cui contenuto non è scientificamente sostenibile, facciamo finta di nulla e mi raccomando … non esponiamo pattumiere per non delegittimare il nostro ruolo.



Essere o non essere specialisti collaboratori scientifici di Giustizia ? Avere o non avere criteri scientifici, ovvero deontologia professionale ?

Un collega mi segnala una recente pubblicazione (Egaf edizioni - 2011) dal titolo Approccio alla ricostruzione degli incidenti stradali di cui è autore il dott. Antonio Pietrini, attuale Presidente ASAIS.
Mi segnala in particolare la fig. 84 qui riportata e mi fa notare che gli sembra non essere in sintonia con il mio pensiero (Workshop MOMENTUM, ecc.).



L’ osservazione è arguta e pertinente. Che fare allora ? Favorire lo sviluppo di una cultura di settore nascondendo le pattumiere o dire piuttosto in modo chiaro ed esplicito che la metodologia illustrata nella figura non è affatto conforme ai criteri scientifici e all’arte della tecnica di ricostruzione dei sinistri stradali?
Chi pensa che fare lo struzzo delegittimi il nostro ruolo, è inutile che mi legga oltre. Infatti io credo invece che approfondire, discutere e guardare in faccia anche realtà così poco edificanti del nostro settore sia l’ unica via percorribile tanto per poterci qualificare come specialisti quanto per poter pretendere tale riconoscimento professionale. Veniamo allora al caso che mi è stato sottoposto: l’ esempio merita di essere trattato in dettaglio poiché nel merito, purtroppo, molto c’è da dire. Mi limito quindi alla sola “figura 84” ripromettendomi di trasformare questo esempio in un caso scolastico che tratteremo al prossimo workshop, tutti insieme.

Nella figura sopra riportata il ricostruttore è caduto in un grossolano errore. Infatti mai e poi mai si misura la traslazione di un veicolo, ai fini del calcolo come nella fattispecie, facendo riferimento allo spostamento lineare della sua targa anteriore. Nessuno con un minimo di conoscenze del nostro mestiere e della fisica potrebbe immaginare ed insegnare una simile scemenza. Auguriamoci solo che questa soluzione non sia stata presentata in qualche tribunale, non sarebbe certo stato un buon servizio alla Giustizia.

Come sono solito fare, ho proceduto ad una piccola verifica mettendo in scala (base m 13,1) la figura inviatami e, marcando indicativamente il baricentro dell’ Opel Corsa, ho rilevato che la sua traslazione fu di soli m 10,45 ossia circa il 20% in meno del valore indicato ed usato nel calcolo. Ogni ulteriore commento sullo specifico mi sembra superfluo.



Rivolgendomi a chi mi chiede di non esporre certe pattumiere, mi piacerebbe piuttosto chiedere loro se non sia invece il modo di insegnare la nostra professione (riferito allo specifico) ed il modo di operare di alcuni nostri colleghi a delegittimare il nostro ruolo? È questa la nostra deontologia professionale? Come si può pretendere di ottenere un riconoscimento della nostra professione se queste sono le basi che diamo a chi si “approccia” alla stessa ?
Essere o non essere ?