Formazione e Ricerca vanno di pari passo. Mentre la nostra ricerca è mirata allo studio e all'approfondimento della materia ed alla verifica e all'aggiornamento del sapere scientifico, la nostra formazione è mirata a divulgare e trasmettere questo sapere al fine di costruire una vera coscienza professionale, competente, oggettivamente critica e in continua evoluzione.

La nostra Ricerca

Ricercare significa indagare, esplorare con molta cura, tentare di scoprire, tentare nuove vie per l’arte. La nostra ricerca è investigazione scientifica condotta con sistemicità e tendente ad accrescere o verificare il complesso di cognizioni, documenti, teorie e leggi inerenti alla nostra disciplina, l’analisi e la comprensione dei sinistri stradali.

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La nostra Formazione

Formarsi è confrontarsi, aggiornarsi, evolvere. La nostra formazione s’ispira al coaching interattivo, dove il mettersi in discussione è la base del processo didattico: in questa partecipazione attiva l’impegno di allievo e istruttore sono altrettanto decisivi. Il sempre maggior interesse per i nostri workshop dimostra che siamo sulla strada giusta.

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Dalla letteratura al software

Quando iniziai i miei quattro anni alla Mercedes (1962-1966), il mio maestro di tirocinio mi disse una sola cosa: Ricordati che il lavoro non si insegna, sei tu che devi rubarlo.
In quella frase dell’uomo semplice che si era costruito dal nulla con il solo sudore della sua fronte, io trovai la chiave del successo e del sapere professionale. Oggi, a chi segue i miei seminari, dico esattamente la stessa cosa facendo notare che quello che nessuno potrà mai rubarti è proprio solo quanto tu sai.

Così ora mi chiedo – e lo chiedo anche a voi - se si possa veramente imparare da libri, manuali e pubblicazioni telematiche un mestiere e quello del Ricostruttore della Dinamica degli Incidenti Stradali (RDIS) in particolare?



Spesso mi viene chiesto di scrivere … come se queste pagine non fossero scritte, o forse proprio perché in queste pagine ho sempre solo messo la farina del mio sacco che sembra piacere a tanti o forse solo per aver scritto anche quello che qualcuno vorrebbe che io non dica. Di libri tecnici ne ho piena la biblioteca, i più in tedesco, alcuni in italiano fra cui i più cari per me rimangono ancora il Paolino Ferrari, il Gino Nisini ed il Gino Di Paola: basta saperli collocare nell’epoca in cui furono scritti per capire chi sono in Italia i pionieri della nostra professione e sentire dentro i loro scritti l’anima di quegli Autori. In quelli tedeschi degli anni ottanta, veri concentrati di scienza, trovo invece esattamente quello che a volte con rinnovata veste grafica, e a volte neppure con questa, ci è stato riproposto in seguito in altre lingue, italiano compreso. Ma che c’è di veramente nuovo oggi in queste ultime pubblicazioni? Dove stanno le novità?

La vera novità, ancora oggi sta nella teoria di Sir Isaac Newton (1642-1727) e in quel poco – cha da capire può essere anche tantissimo – che è stato costruito attorno alla stessa quasi esclusivamente dall’attuale “scuola tedesca” e da quella “USA” degli anni ottanta. Infatti, non mi sembra che nel nostro settore ci siano altre scuole oltre a queste due.

Questo affinamento delle procedure di calcolo, sempre più complesse e sofisticate, altro non è che il naturale iter evolutivo del mondo del progresso tecnologico in cui viviamo, che poteva e che doveva segnare anche la nostra professione. Dal regolo calcolatore siamo passati prima alla calcolatrice e poi al computer che, volenti o nolenti, ha stravolto anche il nostro modo di lavorare, dall’elaborazione testi alla grafica ed al calcolo. Questa è la svolta epocale che stiamo subendo: possiamo accettarla passivamente come mi sembra facciano purtroppo tanti oppure possiamo, cogliendo l’opportunità per crescere anche noi, adeguarci alle necessità delle nuove tecnologie con visioni ed entusiasmi nuovi.

In questo processo, una mia visione è la sostituzione del testo scientifico con il software scientifico risolutivo: è il passaggio del sapere contenuto nel libro che dalla biblioteca si sposta sulla scrivania e nel mio PC, che diventa risolutivo ed analitico e che io posso gestire e far vivere. Se riesco leggere al suo interno e trovarvi quanto le migliori scuole di recente hanno sviluppato, se riesco a comprenderne i concetti e di conseguenza a padroneggialo con competenza, se riesco a trasformarlo in un utensile di lavoro senza subirne dipendenza alcuna, allora in esso e con esso io posso disporre dell’essenza della nostra scienza e, contemporaneamente, trovarvi capacità risolutive e di analisi che finora mi erano precluse ed impossibili.

Avendo da tempo maturato questa visione, quando uno dei massimi studiosi ed esperti europei del nostro settore, il Mag. Dr. Werner Gratzer, mi ha chiesto di tradurre in italiano il suo software di ricostruzione Analyzer Pro, ho accettato con grande responsabilità ed entusiasmo.
Mi si dava la magnifica opportunità di scrivere in italiano un grande libro informatico che non rimarrà sterile a far bella mostra di sé in biblioteca ma che invece, invisibile sebbene presente ed attivo, resterà aperto sul tavolo di lavoro di quei Colleghi che con un salto di qualità personale ed operativa hanno deciso di calarsi al suo interno per capirlo ed usarlo quale preziosissimo strumento di analisi e di sviluppo del proprio operato peritale specialistico.

Per quanto mi concerne, trasformerò questo calarsi al suo interno per sviscerarne concetti, particolarità, struttura ed uso, in una nuova forma didattica veramente capace di forgiare RDIS (Ricostruttori della Dinamica degli Incidenti Stradali) competenti e aggiornati, al passo con i progressi ed i mezzi della tecnica e di questa scienza specifica. Il workshop di Roma è stato solo l’inizio.


Il Mag. Dr. Werner Gratzer al Workshop di Roma (11-12.09.2015)

Il vantaggio di questa nuova forma di letteratura scientifica insita in questo specifico software risolutivo, è anche quello del costante aggiornamento e sviluppo che puntualmente arriva con ogni “updade”, in modo sicuramente più tempestivo ed efficace di quanto non capiti con le riedizioni letterarie classiche.
Questa per me è oggi la miglior letteratura scientifica che può farci evolvere e che può concretamente aiutarci nel quotidiano della nostra professione, a condizione di grande impegno nostro nel suo studio concettuale ed applicativo. Senza questo impegno personale, il software varrebbe più o meno quanto i libri della biblioteca, velocemente obsoleti, poco letti e ancor meno capiti.
Passare dalla letteratura al software, nel nostro settore in particolare, era più che mai logico e necessario. Per questo oggi non ha più molto senso scrivere o tradurre libri a meno che non si sviluppino, e quindi si presentino nuove teorie o si approfondiscano particolarità specifiche utili alle nuove forme di analisi della dinamica dei sinistri.
Oggi, come già sostenni non senza lungimiranza nel maggio del 1987 in un Convegno tenutosi a Pescia, il nostro futuro professionale sta nel trasferimento del concetto scientifico dalla letteratura al mezzo informatico risolutivo e nella contemporanea nostra capacità di padronanza assoluta dello stesso. Con questo passaggio, la necessità di formazione continua per il tecnico ricostruttore non viene meno, anzi aumenta e richiede ancor maggior impegno ovvero maggiori investimenti di tempo e di denaro a tutto vantaggio dell’attendibilità oggettiva del nostro operato.

Queste sono le regole nuove dell’arte della nostra professione, un mestiere che anche ora come una volta si può rubare solo da chi te lo può insegnare.