Formazione e Ricerca vanno di pari passo. Mentre la nostra ricerca è mirata allo studio e all'approfondimento della materia ed alla verifica e all'aggiornamento del sapere scientifico, la nostra formazione è mirata a divulgare e trasmettere questo sapere al fine di costruire una vera coscienza professionale, competente, oggettivamente critica e in continua evoluzione.

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Ricercare significa indagare, esplorare con molta cura, tentare di scoprire, tentare nuove vie per l’arte. La nostra ricerca è investigazione scientifica condotta con sistemicità e tendente ad accrescere o verificare il complesso di cognizioni, documenti, teorie e leggi inerenti alla nostra disciplina, l’analisi e la comprensione dei sinistri stradali.

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Formarsi è confrontarsi, aggiornarsi, evolvere. La nostra formazione s’ispira al coaching interattivo, dove il mettersi in discussione è la base del processo didattico: in questa partecipazione attiva l’impegno di allievo e istruttore sono altrettanto decisivi. Il sempre maggior interesse per i nostri workshop dimostra che siamo sulla strada giusta.

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Lancio balistico – parte 2

Nella letteratura del nostro settore si parla relativamente poco del lancio balistico e con poca unità di pensiero. Lo dimostra la breve panoramica grafica seguente, sicuramente non esauriente ma comunque eloquente ed interessante.



Basta un semplice colpo d’occhio per rendersi conto che ognuno di questi Autori produce aspetti interessanti, ma nessuno in modo esauriente e completo.

Infatti.
Ferrari definisce in particolare l’altezza di caduta mostrando come, a terra, il baricentro del soggetto rimanga sollevato dal suolo.
Danner e Halm si distinguono per presentare il caso riferito al motociclista, considerando l’angolo di lancio, l’altezza di caduta e, nel grafico, quantificando anche il culmine della traiettoria.
Burg e Rau sono gli unici a definire in modo chiaro il concetto di distanza di lancio (in tedesco: Wurfweite) nell’infortunistica stradale. Questo spazio per noi inizia quindi nel punto di contatto e considera tale l’intera fase di caricamento per comprendere poi la fase aerea (Flug) e quella di slittamento (Rutschen) al suolo terminando così al punto finale di stasi.
Vangi considera le due fasi, quella aerea e quella al suolo, immagino inglobando nella prima anche il caricamento.

Ciò premesso, a seconda del testo considerato la problematica viene in seguito più o meno approfondita in più direzioni: alcuni Autori si limitano a considerare come regola unicamente il caso speciale dell’alzo Zero mentre altri considerano invece angoli di elevazione differenti e, seguendo poi la scuola USA, parlano di Forward, di Wrap, di Fender vault, di Roof vault e di Sommersault e presentano così diverse proposte, tuttavia quasi tutte modelli empirici.

A questo punto, se ritorno con il pensiero alla parte prima di questo articolo, mi colpisce un fatto: dell’impatto al suolo se ne parla rarissimamente, per non dire mai. Eppure questo è l’elemento fisico di congiunzione fra la fase aerea e quella a terra, dipende dalla prima e determina la seconda. In altre parole: le modalità d’impatto al suolo (velocità e direzione) sono conseguenza diretta dalla fase aerea (lancio parabolico) e determinano la fase a terra (traslazione al suolo).

Mi spiego meglio.
Più il corpo viene lanciato con grande elevazione (Sommersault), maggiori risultano essere tanto l’altezza al culmine quanto il valore dell’angolo di impatto al suolo che, nel caso estremo, potrebbe raggiungere al massimo i 90° della caduta libera.



Se questa relazione diretta esistente fra traiettoria aerea e traiettoria al suolo è comprensibile a tutti, allora è sicuramente corretto considerarla applicandola nei calcoli delle nostre analisi. Visto che su questa relazione chiave purtroppo nella letteratura quasi tutto tace, noi dedichiamo ad essa un ulteriore articolo di approfondimento e, ovviamente, nei prossimi workshop di formazione proporremo anche soluzioni coerenti nel merito.

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