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Ricercare significa indagare, esplorare con molta cura, tentare di scoprire, tentare nuove vie per l’arte. La nostra ricerca è investigazione scientifica condotta con sistemicità e tendente ad accrescere o verificare il complesso di cognizioni, documenti, teorie e leggi inerenti alla nostra disciplina, l’analisi e la comprensione dei sinistri stradali.

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Lancio balistico – parte 1

Purtroppo, molto spesso nell’infortunistica si ricorre alla parabola del lancio balistico quando il proiettile è un essere umano, solitamente un motociclista o un pedone. Altre volte questo principio di fisica va applicato al veicolo che fuoriesce dal campo stradale volando nel vuoto.
Mentre nella letteratura se ne parla proponendo tanto formule semplificate quanto formule congiunte, difficilmente vi troviamo indicazioni mirate all’applicazione risolutiva di tali formule nella nostra realtà specifica. Quindi, invece di continuare a sfogliare pagine che alla fine si rivelano abbastanza sterili, ragioniamo con la nostra testa poiché è proprio il ragionamento peritale ad essere la vera prerogativa dell’Analista e Ricostruttore della Dinamica degli Incidenti Stradali e quanto veramente ci distingue.

Restando al lancio balistico, vi siete mai chiesti che differenza passa fra un obice ed un cannone?


Sopra: un moderno obice                                                                               Sotto: i cannoni di Navarone

La differenza praticamente sta solo nel tipo di tiro. L’obice ha un tiro particolarmente curvo conseguenza del suo alzo che di regola è superiore ai 45°, mentre il cannone ha un tiro molto più teso dovuto al suo alzo assai inferiore.

Ciò premesso, torniamo a noi per soffermarci sulla traiettoria parabolica che ci interessa professionalmente e diamo un’occhiata ai parametri che la definiscono poiché, nelle nostre analisi peritali, vorremmo basare su questi elementi il calcolo per definire la velocità iniziale, quella di lancio e, come vedremo in seguito e nei nostri workshop, per andare ancora assai oltre nella ricostruzione di questo tipo di sinistri.



L’angolo di lancio influenza l’altezza al culmine, la lunghezza all’orizzonte, quella al suolo e di conseguenza anche l’angolo d’impatto.
Il dislivello di caduta influenza solo la lunghezza al suolo e l’angolo d’impatto.
L’angolo d’impatto al suolo determina tanto la violenza dell’urto quanto la velocità iniziale della traslazione che, al suolo, fa seguito alla traiettoria aerea.

Possiamo definire una velocità di lancio senza tener conto di tutti questi parametri? Quali parametri dobbiamo conoscere per calcolare a ritroso l’angolo di lancio? Quando conoscere l’altezza al culmine ha senso per noi? Quale è la velocità d’impatto al suolo e come relazionarla con la traslazione che ne segue?

Incominciamo a vedere un esempio in cui l’altezza al culmine gioca un ruolo particolare. Un motociclista urta ortogonalmente la fiancata di un veicolo che svoltando a sinistra gli ha tagliato la strada. Mentre la moto viene interamente arrestata dall’impatto, il motociclista “vola” al di sopra sopra del tetto della vettura e, sfiorandolo appena, cade diversi metri più avanti. In questo caso l’angolo di lancio è definito dalle modalità d’urto e quindi facilmente desumibile in modo grafico lavorando con modellini virtuali in scala.


Fonte: ing. Mauro Balestra

Questo è un caso particolare dove due parametri (angolo di lancio e altezza al culmine) ci permettono perlomeno di calcolare la velocità minima di lancio necessaria per passare sopra l’auto, ma ancora insufficienti per calcolare la velocità di lancio effettiva rapportata all’intera traiettoria (fase aerea e fase al suolo).
Trattasi quindi di una prima analisi che ci permette solo di fissare un limite (velocità minima) ma non di ricostruire l’evento.

Dalla pratica sappiamo che anche il miglior il rilievo di Polizia riporta ed indica unicamente il PPU (presunto punto d’urto) ed il punto di stasi o rinvenimento del corpo della vittima (motociclista o pedone) e solo rarissimamente, per non dire mai, il punto in cui questa ha toccato il suolo. Di conseguenza quasi mai è conosciuto il punto d’impatto al suolo ovvero la fine planimetrica della traiettoria aerea.

Per ricostruire l’evento, è allora necessario andare oltre ovvero elaborare anche l’impatto al suolo relazionandolo poi alla traslazione che ne consegue. Su questo aspetto mi riservo di aggiungere qualcosa in un prossimo articolo, visto che in letteratura non si dice molto al riguardo.

Nel frattempo mi piace ribadire che anche queste sono problematiche che l’Analista deve saper affrontare e risolvere: concernono, infatti, parecchi incidenti: quelli dei pedoni, dei motociclisti e quelli con il veicolo che salta nel vuoto.
Sapendo per esperienza che queste analisi oggi non sono affatto prassi peritale comune, noi abbiamo deciso di trattare a fondo questo specifico argomento nei prossimi seminari di ARDIS (Analisi e Ricostruzione della Dinamica degli Incidenti Stradali) dove le nostre analisi partono sì dalla fisica e dalla letteratura, ma per giungere all’applicazione risolutiva finale dell’intero problema.

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