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La registrazione tachigrafica - 3

Lezione no. 3 - Il disco cartaceo e le sue particolarità.

Mi capita abbastanza sovente di essere interpellato per visionare consulenze tecniche la cui ricostruzione parte dai dati desunti dal disco del tachigrafo agli atti. Negli ultimi vent’anni non ne ho incontrata neppure una sola che mi sentirei, anche solo nelle grandi linee, di condividere ed avallare. L’impressione che me ne deriva, assai poco edificante per la professione, è che di questo argomento ci si riempie solo la bocca, senza cognizione alcuna: questo oltre che giustificare questa serie di lezioni, mi obbliga a scendere anche nei dettagli di cose che, per chi si dice specialista, dovrebbero invece essere ovvie.

Parliamo di tachigrafo, uno strumento che equipaggia obbligatoriamente i veicoli pesanti di tutta Europa dagli anni ’70 e che è ancora in circolazione anche se ormai il digitale lo sta sostituendo completamente. Per il dizionario “tachi-” sarebbe il primo elemento di composti della terminologia scientifica ed indica relazione con la velocità. Infatti, il tachigrafo altro non è che uno scrittore (dal greco grafo = scrivere) della velocità (tachi-). Tale scrittura non è numerica ma avviene tramite il tracciamento di un diagramma Velocità-Tempo, sul disco cartaceo posto all'interno di tale strumento di bordo: in quanto diagramma trattasi di immagine che può essere scannerizzata normalmente, per esempio in formato JPEG a 600 dpi.


Disco tachigrafico – scannerizzazione JPEG a 600 dpi

Anche se questa è comunque una digitalizzazione dell’immagine, in questa forma la ritengo utile al massimo solo per rappresentare il documento-disco all’interno di un incarto penale o, peritalmente, solo per documentarne l’esistenza o per farne una lettura ad occhio nudo, mai certo per effettuarne l’elaborazione.

La lettura ad occhio nudo è quella che di fatto esegue la Polizia al momento del prelievo del disco sul luogo dell’incidente: questa lettura ha solo valore indicativo, pur fornendo comunque elementi interessanti quali quelli del tempo di guida e/o di riposo e della percorrenza chilometrica con precisione non inferiore al chilometro. Inoltre, si possono anche intravvedere alcune anomalie che comunque di regola l’elaborazione microscopica è in grado di superare. Penso, come nel caso del disco sopra rappresentato, all’uso ripetuto dello stesso (riutilizzazione vietata), oppure al tracciamento in riposo della velocità sopra o sotto alla corrispondente circonferenza del disco. In mancanza di una seria elaborazione microscopica della traccia, ad occhio nudo tanto più di questo non può essere desunto dal disco. In particolare senza detta elaborazione ogni affermazione circa il modo di arresto (rallentamento, frenata dolce o bloccata) o circa lo spazio percorso negli ultimi secondi dal veicolo, è fantasia pura.

Il disco di registrazione della traccia tachigrafica ha un diametro di circa 12,3 cm ma di questa superficie solo una fascia circolare alta 3,8 cm circa è destinata alla registrazione vera e propria e, a sua volta, questa fascia è suddivisa in 3 settori di registrazione, ciascuno pertinenza di un pennino differente.
Il settore più interno della fascia di registrazione, alto circa 5 mm, indica la percorrenza (1 picco = 5,0 km).
Il settore intermedio della fascia di registrazione, alto circa 3 mm, indica i tempi di pause, di riposo e di guida.
Il settore più esterno della fascia di registrazione, è quello che viene elaborato microscopicamente. È alto circa 20 mm (vedi immagine sotto) indica la velocità con una scala che solitamente raggiunge i 125 o i 140 km/h. In quest'ultimo tipo di disco la fascia compresa fra la posizione di riposo del pennino e l’indicazione degli 80 km/h (velocità limite per gli autocarri) è alta poco più di 10 mm circa mentre quella che indica un salto di 20 km (per esempio da 60 a 80 km/h) è alta circa 3 mm. Questo per capire in che ambito dimensionale operiamo.
Esistono anche dischi con scale differenti pensati per particolari tipi di veicolo (Svizzera: taxi, ambulanze, ecc.).


Disco tachigrafico – Settori di registrazione e di elaborazione

Il settore di registrazione utile all’elaborazione della traccia tachigrafica, in magenta nell’immagine, in realtà sul disco è un rettangolino di lato 2,0 x 2,5 cm soltanto.

La lettura microscopica della traccia tachigrafica, di fatto coinvolge un settore molto definito e delimitato, solitamente contenente anche la registrazione della collisione o comunque l’arresto finale del veicolo.
Secondo il Legislatore svizzero (OETV – Ordinanza concernente le esigenze tecniche per i veicoli stradali, art. 100) la funzione dell’odocronografo, ovvero del comunemente detto tachigrafo, è quella di “… permettere di controllare la durata del lavoro e del riposo e di chiarire un infortunio”. Il Legislatore svizzero ha compreso perfettamente che questo genere di registrazione va parecchio oltre alla semplice indicazione di una velocità: l’apparecchio di registrazione è uno strumento omologato ed obbligatorio e la sua registrazione Velocità-Spazio è rappresentativa di tutto il movimento reale di avvicinamento del veicolo al momento critico, quindi del comportamento effettivo di chi era alla guida di quel mezzo.

Per quanto semplice possa sembrare quanto fin qui esposto, disco e registrazione comportano sempre alcune altre particolarità riferite specificatamente alla traccia tachigrafica (Velocità-Tempo).

La linea di riposo sul supporto cartaceo è data dalla parte superiore della fascia oraria interna. Quando il pennino è in posizione di riposo, la sua traccia dovrebbe coincidere esattamente con questa circonferenza: è il caso delle due immagini di cui sopra.
Parlo esplicitamente di linea di riposo poiché sarebbe assolutamente improprio, come molti invece credono e raccontano, dire che trattasi dell’indicazione della velocità = 0,0 km/h. Questo è solo il punto di battuta inferiore del pennino in posizione di riposo (veicolo fermo) che evidentemente solo in tal caso corrisponde anche a velocità nulla.

Il tracciamento della velocità nei tachigrafi - altro concetto poco noto ai più – di fatto non inizia mai dalla velocità Zero ma solo raggiunti i 6-8 km/h circa. Pertanto, gli spostamenti di questi veicoli quando fatti più lentamente non sono registrati sul disco: questa non è affatto un’anomalia, anormale sarebbe invece pretendere di trovarne la registrazione.
Che questa sia una realtà nota lo conferma, da come è strutturata, la scala di registrazione. Mentre l’equidistanza delle circonferenze 20-40-60-80-100-120-140 km/h (esempio di cui sopra) è data e misura circa 3 mm fra ciascuna, la distanza fra la circonferenza 20 km/h e la linea di riposo è assai inferiore e misura, a seconda del disco, poco più di 1 mm circa. Questo non significa affatto che la registrazione della velocità nei tachimetri non sia lineare: è assolutamente lineare, ma con inizio dell’indicazione di lettura solo al raggiungimento e al superamento di una data velocità minima che, nei tachigrafi con scala a 125 km/h, si situa attorno ai 6-8 km/h.
Già il procedimento ottico-meccanico della Kienzle considerava questa particolarità così come la procedura di elaborazione CMRT ha sempre calcolato ed indicato anche il valore di velocità con cui il pennino inizia ad indicare il movimento di quel particolare veicolo.

Lo spostamento della scala della velocità è un altro fenomeno che si riscontra spesso e che l’elaborazione deve prima quantificare e poi considerare. Come detto sopra, quando il pennino è in posizione di riposo, la sua traccia dovrebbe coincidere esattamente con la parte superiore della circonferenza oraria interna: spesso questo non è il caso e tale traccia viene a trovarsi, in posizione di riposo, poco sopra o poco sotto tale linea spostando di conseguenza l’intero tracciamento un poco più in alto o un poco più in basso rispetto alla scala chilometrica del disco.
Questo fenomeno non va confuso con quello di centratura della traccia tachimetrica (vedi lezione 2) e va trattato in modo separato, anche se entrambi mostrano discrepanza fra la traccia a riposo e la parte superiore della fascia oraria interna.
Entro certi limiti, questa situazione è normale e non indica manomissione dello strumento: infatti, da sempre ogni procedura di elaborazione Kienzle e/o Balestra (CMRT) quantifica tale spostamento della scala e lo considera anche nell’elaborazione dei dati di velocità.

Il valore tempo nella registrazione è dato dalla rotazione del disco, ovvero dalla sua velocità angolare che di regola è di 360° in 24 ore, ovvero di 1,0 giri al giorno. Questo significa che detta rotazione è di 15° in un ora, di 0,25° in un minuto e in un secondo è di soli 0,00416667°.


Immagine estratta da un elaborato CMRT del 2018.
Immagine della fascia oraria interna, della linea di riposo-disco e di quella di riposo-traccia


Questo è quanto deve garantire l’elaborazione della traccia tachigrafica: una procedura d’altissima qualità che esige particolare precisione negli ingrandimenti e vere competenze specifiche di chi la esegue.
Purtroppo, e lo ha già denunciato in altri articoli, la letteratura di settore (USA, Germania, Italia, ecc.) dice ben poco nel merito e, quando ne scrive, lo fa in modo superficiale ed inutilizzabile ai fini scientifici dalla ricostruzione: questa è una scienza che al di fuori dei brevetti che l’hanno interessata, rimanendo sconosciuta ai più ha solo lasciato spazio ai pseudo-specialisti, alle pseudo-procedure di elaborazione, ai corsi di pseudo-lettura microscopica dei dischi ed alle pseudo-ricostruzioni dei sinistri che ne sono derivate.
Il fatto veramente preoccupante che dovrebbe far riflettere anzi tutti i Magistrati giudicanti ed i Giudicati, è che i primi hanno giudicato ed i secondi sono stati giudicati e a volte condannati, proprio sulla base di queste pseudo-elaborazioni.
Fanno eccezione, e per correttezza va detto, le elaborazioni fatte direttamente o per delega dalla Kienzle Mannesmann e quelle delle Polizie scientifiche che, come quella di Zurigo, utilizzavano la strumentazione Kienzle con personale altamente qualificato per farlo. Poi il tempo ha fatto il suo corso: lo strumento ottico meccanico è stato superato dalla mia tecnologia (CMRT) di cui oggi, a vent’anni dal deposito della relativa patente e con la dovuta cognizione ed esperienza, ne parlo in queste lezioni.