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La registrazione tachigrafica – 5

Lezione no. 5 - Elaborazione CMRT

Chiarite le peculiarità del disco cartaceo di supporto della registrazione tachigrafica, le modalità di acquisizione e di vettorializzazione dell’immagine nonchè quelle di lettura e di quotatura microscopica di precisione, concludo questa serie di lezioni trattando l’elaborazione dei dati così ottenuti secondo la procedura CMRT.
Nella lezione precedente abbiamo visto come, la lettura microscopica esprima i valori del diagramma Velocità-Tempo in Gradi e in Lunghezza-raggio.


CMRT: protocollo di lettura microscopica del diagramma con indicazione dei valori quotati

Come risulta evidente dal protocollo di lettura microscopica, i valori utili all’elaborazione sono di 3 specie differenti: quelli relativi al Tempo in verde ed espressi in gradi di rotazione del disco, quelli relativi alle velocità (circonferenze in blu) espressi con la lunghezza del loro raggio nonché quelli relativi a quattro circonferenze-base in magenta pure espressi in lunghezza-raggio. Senza i valori riferiti alle 4 circonferenze-base, quelle in magenta nell’immagine, l’elaborazione non sarebbe possibile. Quali sono dunque tali circonferenze?

La circonferenza della linea di riposo del disco (vedi lezione 3) è quella costituita dalla parte superiore della fascia oraria interna del disco cartaceo e dovrebbe coincidere esattamente con questa. Nel caso, che è praticamente la regola, in cui il centraggio del disco non fosse perfetto, per l’elaborazione si deve considerare la circonferenza appoggiata sulla citata fascia verticalmente sotto la zona elaborata e concentrica al tracciamento, indicante appunto quella che dovrebbe essere la circonferenza di tracciamento a riposo.

La circonferenza della linea di riposo della traccia (vedi lezione 3) è quella realmente segnata dal pennino di registrazione della velocità quando questo è in posizione di riposo. Sappiamo e ricordiamo che il tracciamento della velocità non parte dalla velocità Zero e che quindi questa è solo la posizione di battuta e di riposo del pennino. Conoscerne la sua circonferenza significa conoscerne il valore e poterne così, con l’elaborazione, calcolare la velocità corrispondente.

La circonferenza tachigrafica 20 km/h (vedi lezione 3) è quella che sul disco indica la velocità di 20 km/h.

La circonferenza tachigrafica 80 km/h (vedi lezione 3) è quella che sul disco indica la velocità di 80 km/h.

La differenza fra il raggio della circonferenza tachigrafica 80 km/h e il raggio della circonferenza tachigrafica 20 km/h indica a quanto corrispondono 60 km/h misurati sul raggio delle circonferenze tachigrafiche e di conseguenza anche a quanto corrisponde su tale raggio 1,0 km/h. La conoscenza dei valori relativi a queste due circonferenze di base permette così la definizione matematica del valore di scala tachigrafica.


Linea tachigrafica 20 km/h, linea di riposo del tracciamento, linea di riposo del disco e spostamento scala.

Conosciuto il valore della scala tachigrafica così calcolato, a ritroso dalla circonferenza dei 20 km/h è quindi abbastanza semplice definire tanto la velocità indicata dalla linea di riposo del tracciamento quanto quella indicata dalla linea di riposo del disco.

Questo, malgrado le apparenze, nell’elaborazione è fondamentale.
Infatti, la differenza fra le due citate linee di riposo costituisce di fatto lo spostamento dell’intera traccia tachigrafica rispetto alla scala tachigrafica del disco, causa quest’ultima di un’errata lettura delle velocità che l’elaborazione può e deve compensare. Nel tabulato d’elaborazione di CMRT questa correzione è programmata in automatico per ogni valore di velocità calcolato: le velocità così indicate sono in tal modo già tutte comprensive di questa correzione.
Anche se io posso immaginarmi l’esito, provate voi a chiedervi chi, in Italia, abbia già visto e/o operato questi dovuti correttivi.

A questo punto, conosciuta la scala tachimetrica ed il suo eventuale necessario correttivo, conoscendo il raggio di ogni circonferenza tachigrafica considerata (valori in blu) è relativamente semplice calcolare la velocità effettiva registrata da quel veicolo in ognuno dei punti considerati.


CMRT: tabulato d’elaborazione e protocollo di calcolo (in rosso i dati immessi)

Immettendo nel foglio Excel da me appositamente programmato i valori ottenuti tramite la lettura microscopica, e più precisamente introducendo i valori di lunghezza dei raggi delle circonferenze di base e delle circonferenze tachimetriche nonché i valori dell’avanzamento angolare del tempo, si ottiene il tabulato d’elaborazione completo che funge anche da protocollo di calcolo.

Da sempre lo stesso documento, nei suoi fogli seguenti, produce contemporaneamente anche tre diagrammi Excel. Di recente il foglio è stato inoltre completato con la generazione in automatico anche di due file CSV (comma-separated values) destinati all’esportazione diretta dei valori cinematici elaborati da CMRT in AnalyzerPro (versioni 17.0 e seguenti): la lettura microscopica dei dischi analogici CMRT è così compatibile con il software di analisi e di ricostruzione.
In questo modo, con due semplici click, i dati di CMRT sono all’istante pronti all’analisi all’interno del software di ricostruzione cinematica trasformandosi in AnalyzerPro in un nuovo tabulato cinematico, in differenti tipi di diagramma e in dati di movimento: questa particolarità è già stata illustrata nella lezione 1, dove questo procedimento è anche oggetto del relativo filmato.


AnalyzerPro: dai dati Velocità-Tempo di CMRT, direttamente alla cinematica di ricostruzione.

Con quest’ultima lezione si conclude il ciclo informativo sulla lettura microscopica di precisione e relativa elaborazione della traccia tachigrafica analogica, una tecnica da me sviluppata e messa a punto a metà degli anni ’90 e la cui patente è stata depositata presso l’Istituto Federale della Proprietà Intellettuale di Berna nel 1997, Istituto che nel 2008 mi ha rilasciato il relativo brervetto.
Si tratta sicuramente della procedura di lettura microscopica della traccia tachigrafica più moderna, più evoluta e che ha superato lo stato della tecnica di quella ottico meccanica della Mannesmann Kienzle GmbH: credo di dovere andar fiero di esserne l’inventore e lo sviluppatore.
Ad oltre vent’anni dalla sua realizzazione e dopo oltre vent’anni di collaudato uso forense di CMRT (Computer Microscopical Reading of Tachograph) ho voluto condividere con chi mi segue ed apprezza ogni suo aspetto: spero in questo modo di aver almeno chiarito come l’attendibilità del risultato in questa materia altamente specialistica possa solo essere garantita dalla conoscenza e dalla padronaza di tanti piccoli quanto decisivi dettagli.
Solo la pochezza dell’invidia e della mancanza di questo sapere può avere ispirato i miei detrattori. Per loro faccio mie le parole del Maestro: “Domine dimitte illis, quia nesciunt quid dicunt et faciunt”.