Formazione e Ricerca vanno di pari passo. Mentre la nostra ricerca è mirata allo studio e all'approfondimento della materia ed alla verifica e all'aggiornamento del sapere scientifico, la nostra formazione è mirata a divulgare e trasmettere questo sapere al fine di costruire una vera coscienza professionale, competente, oggettivamente critica e in continua evoluzione.

La nostra Ricerca

Ricercare significa indagare, esplorare con molta cura, tentare di scoprire, tentare nuove vie per l’arte. La nostra ricerca è investigazione scientifica condotta con sistemicità e tendente ad accrescere o verificare il complesso di cognizioni, documenti, teorie e leggi inerenti alla nostra disciplina, l’analisi e la comprensione dei sinistri stradali.

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La nostra Formazione

Formarsi è confrontarsi, aggiornarsi, evolvere. La nostra formazione s’ispira al coaching interattivo, dove il mettersi in discussione è la base del processo didattico: in questa partecipazione attiva l’impegno di allievo e istruttore sono altrettanto decisivi. Il sempre maggior interesse per i nostri workshop dimostra che siamo sulla strada giusta.

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Qualità nella fotografia peritale

La fotografia, specie nel settore dell’infortunistica forense, è elemento fondamentale sia in quanto prova quella eseguita nelle immediatezze dell’evento ancora sul luogo, sia in quanto documentazione dell’opera peritale stessa, per esempio quella delle autopsie, degli esami sui veicoli sotto sequestro, ecc. Considero inoltre la fotografia che sta alla base dell’elaborazione della traccia tachigrafica (CMRT) e quella utile all’elaborazione fotogrammetrica in 2D e 3D, tecnica quest’ultima che nella nostra attività avrà un grande futuro.


Quando la foto può essere analizzata così su di un video da 27” o 30”, anche il lavoro dello specialista ne risente positivamente.

Purtroppo, l’ignoranza generale in materia di fotografia e del suo utilizzo peritale è tanto grande da arrivare fino a pregiudicare l’equità della Giustizia stessa: mi riferisco a quel Giudice (Lugano, Svizzera) che di fatto mi ha ostacolato nel mio compito di Consulente tecnico della Difesa, rifiutando che mi venisse messa a disposizione copia digitale delle foto originali di PG, foto che in copia digitale originale erano invece state automaticamente consegnate al perito del Procuratore pubblico.
Per amor del vero, dopo varie insistenze per bontà di quel Giudice mi fu concesso, o meglio detto fui costretto a limitarmi a visionare quelle foto solo su di uno schermo di scarsa qualità in una stanzetta del tribunale a Lugano, non nella tranquillità del mio studio e con l’ausilio di uno schermo adeguato.
No comment.

Ogni fotografia scattata dalla PG è elemento di prova e come tale è reperto inalterabile e tale rimane fintanto che ne viene preservata copia in formato originale: infatti, ridurne la nitidezza con l’uso di schermi di bassa qualità oppure modificarne il formato (RAW, TIFF, PNG, JEPEG, ecc.) o peggio archiviarne solo il PDF, a mio parere corrisponde già ad azione di modifica o di alterazione della prova stessa.
Dobbiamo già dare atto che, rispetto alla vecchia fotografia, la stampa delle foto digitali su carta peggiora di molto la loro qualità originale che oggi non siamo più in grado di riprodurre a mezzo stampa: la loro qualità originale è data unicamente se visionate ed analizzate a schermo, dove ormai anche la risoluzione “Full HD” non è più sufficiente.
Di conseguenza è evidente che quanto noi presentiamo fotograficamente nelle nostre relazioni cartacee, qualitativamente è scadente poiché la stampa digitale delle foto su carta è sempre stata scadente. Questo, per coglierne i particolari, obbliga il consulente a studiare il caso su schermi di alta gamma dove aprire le copie delle foto in formato originale e, nel contempo, dovrebbe pure obbligare il Giudice cognito del problema a mettere anche l’Esperto delle Parti in condizione di svolgere al meglio l’analisi delle prove fotografiche del caso.

Soffermiamoci allora un momento sugli schermi dei nostri PC, detti anche "display", ricordando per chi non del settore che la qualità di una foto oltre che dall’ottica dell’apparecchio è data dall’intensità del reticolato dei suoi punti, i cosiddetti “pixel”: maggiore è l’intensità dei pixel presenti e maggiore è la nitidezza dell’immagine. È così che la fotografia digitale cerca di aumentare sempre di più la quantità di questi punti a scapito, ovviamente, dello spazio che tali foto occuperanno poi in memoria. Indicativamente si può dire che una buona fotografia vecchia maniera corrispondeva a quello che è oggi una foto di circa 12 MB, ovvero che ci sono voluti anni prima che la digitalizzazione raggiungesse e superasse la qualità della vecchia e cara fotografia su pellicola.

Tali difficoltà di progresso sussistono per i “display” dove, per gestire simili quantità di punti (il computer li elabora ad uno ad uno) necessita tanta velocità del processore quanto della scheda grafica: per questo fino a poco tempo fa erano pochi i PC capaci di sostenere e gestire schermi di alta qualità. Così ora iniziano ad essere obsoleti gli schermi che non sopportano la gestione dell’immagine Full HD, ovvero con soluzioni inferiori ai 1920x1080 pixel. Per contro incominciano ad apparire sul mercato alcuni display 4K e, da poco anche se ancora rari, i primi 5K.

Per rendere meno ostica la materia, ho riassunto in forma semplice anche se solo indicativa, le caratteristiche degli schermi che oggi verosimilmente vediamo sulle scrivanie dei nostri studi insieme a quelle degli schermi di alta gamma (4K e 5K).
La dicitura 4K o 5K indica semplicemente, espresso in migliaia, il numero di pixel sull'orizzontale dell'immagine; la grandezza dei display espressa in pollici si riferisce invece alla lunghezza della diagonale dello schermo.



Per chi pretende di operare con la grafica dei nostri giorni l’asticella minima, a mio parere, andrebbe posta almeno alla soluzione “Full HD” ma, dovendo acquistare qualcosa di nuovo, mirerei sicuramente più alto ossia verso il 4K.
Ancora un dato, giusto per dare l’idea delle dimensioni di questo progresso della visione digitale e di quale siano i passi da gigante fatti dalla qualità di queste tecnologie: uno schermo da 27” della categoria “5K” con i suoi 14,7 Mio di pixel, ne conta circa il 77% in più di un analogo schermo della più che prestigiosa categoria dei 4K.
Ciò detto credo che i Tecnici ricostruttori che oggi operano con un 4K siano alquanto rari e che quelli che invece siano già al 5K siano vere mosche bianche: infatti questo livello operativo non implica solo il semplice schermo ma anche poterlo collegare ad un PC capace di gestirlo.

Anche queste conoscenze dovrebbero far parte del sapere del Tecnico ricostruttore, non solo sapere come funziona un dato software ma anche come sfruttare al meglio quanto ci offre la digitalizzazione nella sua continua evoluzione.
Della fotografia in ambito peritale ne abbiamo incominciato a parlare nel 2013 con il seminario di Bologna dedicato ai primi rilievi di foto aerea tramite quadricottero. Siamo ritornati più a fondo sul tema di recente introducendo il seminario di fotogrammetria. Data l'importanza della fotografia e delle sue applicazioni scientifiche, il tema sarà approfondito ulteriormente durante i Corsi di infortunistica stradale forense organizzati dall'Accademia della CEEGIS.

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