Formazione e Ricerca vanno di pari passo. Mentre la nostra ricerca è mirata allo studio e all'approfondimento della materia ed alla verifica e all'aggiornamento del sapere scientifico, la nostra formazione è mirata a divulgare e trasmettere questo sapere al fine di costruire una vera coscienza professionale, competente, oggettivamente critica e in continua evoluzione.

La nostra Ricerca

Ricercare significa indagare, esplorare con molta cura, tentare di scoprire, tentare nuove vie per l’arte. La nostra ricerca è investigazione scientifica condotta con sistemicità e tendente ad accrescere o verificare il complesso di cognizioni, documenti, teorie e leggi inerenti alla nostra disciplina, l’analisi e la comprensione dei sinistri stradali.

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La nostra Formazione

Formarsi è confrontarsi, aggiornarsi, evolvere. La nostra formazione s’ispira al coaching interattivo, dove il mettersi in discussione è la base del processo didattico: in questa partecipazione attiva l’impegno di allievo e istruttore sono altrettanto decisivi. Il sempre maggior interesse per i nostri workshop dimostra che siamo sulla strada giusta.

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Celerimensura

La CELERIMENSURA è la tecnica del rilievo topografico tramite strumenti ottici messo a punto dall’ ing. Ignazio Porro (Pinerolo, 1801-1875), tecnologia sviluppatasi poi nel tempo e oggi nota anche con il nome di tacheometria.
Con questa tecnica, partendo da un dato punto noto si definiscono le posizioni di tutti i punti del rilievo (espressi sugli assi x, y, z). La misurazione di ogni punto verte su base orizzontale (misura dell’angolo azimutale) e su base verticale (misura dell’angolo zenitale) a cui si aggiunge la misurazione telemetrica ossia la misurazione della distanza del punto considerato.

Con l’ evolvere della tecnica, la definizione delle distanze dell’ ing. Porro che si basava sulla conoscenza di una data altezza (stadia verticale lunga 2,3 o 4 m), è stata sostituita da più moderni sistemi di telemetria quali la messa a fuoco dell’ oggetto puntato (ottica) o l’ uso di distanziometri a prisma (riflessione di onde) e più recentemente anche il laser. Queste tecnologie di misurazione topografica oggi sono affiancate, non sostituite, dai nuovi sistemi tacheometrici basati sul GPS. Anche gli Scanner Laser hanno fatto la loro apparizione, pur non essendo questi in grado di coprire le grandi distanze o di raggiungere i punti non direttamente visibili.
Questi ultimi due sistemi, oltre ad essere ancora troppo costosi e non utilizzabili dovunque, presentano parecchi limiti nella loro applicazione al rilievo dell’ incidente stradale.



Non si definisca specialista nel nostro settore colui che non è in grado di gestire un rilievo, ossia chi non è capace di effettuarlo personalmente ed applicando almeno alcune tecniche congiuntamente.
Infatti lo specialista ricostruttore cinematico, che basa il proprio lavoro sul rilievo della scena del sinistro, deve saper verificare, correggere e completare questi rilievi, quindi deve essere egli stesso “specialista” anche in questa attività.

La tecnica non ha solo fatto evolvere la CELERIMENSURA ma anche tutto l’ apparato informatico che oggi ci assiste nel nostro lavoro. Siamo certi che i mezzi informatici a nostra disposizione siano in grado di interagire facilmente anche con le tecnologie di rilievo ? Sarebbe oltremodo spiacevole constatare che la precisione ed il tempo guadagnato con le nuove tecnologie durante il rilievo vadano poi persi al momento di integrare i dati così rilevati nei nostri processi informatici di disegno e di ricostruzione.

Per rilievo classico di Polizia intendo quello elementare del nastro metrico, senza nulla togliere a quelle Polizie che oggi si avvalgono anche delle più evolute e costose tecniche di rilevamento quali la stereofotogrammetria e la fotogrammetria semplice, la stazione tacheometrica, lo scanner laser ed ultimamente anche il drone (fotogrammetria aerea).
Il metodo di misura in questo tipo di rilievo può essere quello delle triangolazioni, assai preciso, e quello ortogonale, sicuramente meno preciso. Ottima a volte è la combinazione di entrambi nel fissare i capisaldi. Questi tipi di misure sono adatti all’ elaborazione di planimetrie in pianta (rappresentazione in 2D) ma non considerano adeguatamente i dislivelli.
Inoltre, per eseguire tali misure, spesso il nastro metrico è costretto ad attraversare totalmente o in parte la carreggiata: così resta difficile operare senza interrompere totalmente il traffico.

La stereofotogrammetria, in uso nel nostro settore fin dagli anni settanta, è costituita dall’ elaborazione di due foto (lastra, pellicola o digitale) scattate in contemporanea alla distanza di 1-2 metri sul medesimo asse e rivolte entrambe con assi di visuale perfettamente paralleli. Questa tecnica richiede la posa di riferimenti (solitamente piccoli pilastrini in plastica) disposti nella direzione di profondità del campo e viene realizzata con riprese progressive (spostamento di 10-20 metri dell’ apparecchio).



La restituzione (elaborazione della prospettiva) è di ottima qualità come dimostra la planimetria in immagine, ottenuta appunto tramite stereofotogrammetria digitale dalla Polizia Scientifica del Canton Ticino nel 2011.
Tuttavia tanto il processo di rilievo che quello di elaborazione sono piuttosto impegnativi sia nei tempi che nei costi delle apparecchiature necessarie e, per questo motivo, oggi tale metodologia sembra andare lentamente abbandonata.

La fotogrammetria semplice è più adatta per elaborare fotografie già a disposizione che per rilevare un intero incidente. Questa consiste nell’ allontanare tramite appositi software i vari pixel (elementi puntiformi che compongono la foto) in funzione della prospettiva deducibile da riferimenti conosciuti. Si deforma così l’ immagine in modo da trasformare la visione prospettica in immagine piana (planimetria in pianta). Così facendo, più ci si allontana dall’ obiettivo e maggiormente la trasformazione dell’ immagine perde chiarezza e precisione. Può essere interessante per piccole sezioni di terreno o per esempio per sviluppare il cambiamento direzionale di una traccia.

La stazione tacheometrica può essere di diversi tipi ed aggiunge alla rilevazione ottica (misura degli angoli azimutali e zenitali) la misurazione telemetrica sia tramite messa a fuoco di precisione (ottica), che tramite prisma di riflessione (onde) o tramite laser: ottima la combinazione congiunta dei tre metodi di telemetria nello stesso apparecchio. La sua precisione è molto alta ed i punti misurati sono definiti tridimensionalmente. Per questo è adatta tanto per l’allestimento di planimetrie in 2D che per il disegno tridimensionale della scena del sinistro. Una sua particolarità è anche quella di permettere di effettuare il rilievo causando un disturbo minimo al traffico: si opera infatti agevolmente chiedendo solo un semplice rallentamento allo stesso.
Al tempo necessario sul luogo (con la stazione tacheometrica 100 punti si rilevano in 2 ore circa) fa eco una facilità assoluta di passaggio dei dati dall’ apparecchio di misura al software di disegno o a quello di elaborazione cinematica, a condizione che entrambi siano compatibili. Questa operazione non richiede generalmente più di 15 minuti circa. A mio parere, data la precisione, l’ affidabilità e la relativa facilità d’uso la stazione tacheometrica (ottica-onde-laser) oggi è ancora lo strumento principe dei nostri rilievi, anche se il suo costo viene ammortizzato con una certa difficoltà.



Nell’ immagine un rilievo tacheometrico effettuato nel 2008 a Lugano (NIKON NLP-352) con riporto ed elaborazione in 2D e 3D della scena tramite software Vista Fx. La congiunzione di gruppi di punti predefiniti (tavole in arancio) avviene in automatico e traccia immediatamente le linee principali del tracciato rilevato. Nella riproduzione in 3D è evidente la rappresentazione della pendenza reale del tracciato stradale.

La fotogrammetria aerea, ossia quella scattata da aeromodelli radiocomandati (di regola quadricotteri RC), ora è finalmente arrivata alla portata della nostra attività sia sotto il profilo dei costi che sotto quello dell’ affidabilità di alcuni di essi. Evidentemente l’ esperto che se ne dota dovrà innanzitutto imparane il pilotaggio e saper adottare le misure di sicurezza che questa tecnica richiede. È più che consigliabile, e in certi Paesi obbligatoria, la copertura assicurativa specifica. La scelta del mezzo implica comunque alcune conoscenze particolari, specie in merito alle caratteristiche di volo e di comando: sul mercato c’è di tutto ma non tutto è adeguato al nostro uso specifico. Effettuando riprese aere (foto e/o film) le immagini ottenute sono praticamente ortogonali al piano stradale e quindi, per essere messe in pianta, non richiedono più l’ausilio dei software di fotogrammetria che, immagino, presto saranno così superati.



Oltre alle questioni strettamente legate al volo, questo tipo di fotogrammetria necessita comunque ancora pochi accorgimenti tecnici a terra. Sebbene il punto debole di questi “fotografi volanti” siano le forti precipitazioni e le raffiche di vento, questa tecnologia merita tutta la nostra attenzione poiché si interfaccia molto bene con le nostre necessità operative reali.