Il Laboratorio del Ricostruttore

Scritto da ing. Mauro Balestra Il .

Spesso per ricostruire un incidente stradale, come in tante altre attività professionali peritali, è necessario far capo ad analisi di laboratorio.

Parafrasando una famosa frase dello stratega tedesco Generale Heinz Wilhelm Guderian (1888-1954) che diceva che ogni Paese ha un esercito, il proprio o quello del suo invasore, io sono convinto che lo stesso valga anche per ogni Esperto circa il laboratorio: ognuno ne ha uno, il proprio o quello degli altri.
Il problema è che quando ci si deve sempre affidare agli altri, alla fine si dimostra anche di lavorare solo con il sapere degli altri. È quello che già capita attingendo tutto da letteratura e rete. Ormai tutti lo fanno passivamente e comunque senza mai generare nulla di proprio e di nuovo. Come può un Esperto dirsi tale se di proprio alla sua materia egli non ha mai saputo aggiungere nulla di innovativo ?



Nello specifico il Laboratorio di chi preposto alla ricostruzione degli incidenti stradali per certe analisi può sembrare quello della Polizia Scientifica, pieno di computer, lenti e microscopi, apparati fotografici più o meno sofisticati, apparecchiature di misura di ogni genere, ecc.: sotto questo aspetto questo è quindi un laboratorio fisso.
Ma gli incidenti succedono all’ esterno e quindi anche tante analisi vanno fatte o perlomeno iniziate sul posto. Per fare questo l’ apparato diagnostico deve avere tutte le caratteristiche indispensabili al lavoro in esterno e quindi abbiamo anche la necessità di un laboratorio mobile.

Esemplifico.
L’ esame di un traccia di vernice, mirato alla definizione della direzione di strisciamento, non è sempre identico nel suo procedere. Se la traccia si trovasse su di un manufatto, sicuramente non si potrà portare il manufatto in laboratorio per esaminarlo al microscopio. Allora si penserà all’asportazione o prelievo della traccia, spesso dimenticando che tale operazione costituisce comunque sempre un’alterazione di quella prova. Se la traccia si trova invece su di un veicolo, spesso si può portare in laboratorio la parte del veicolo stesso, per esempio una sua intera portiera: in quanto a passare poi la portiera sotto un normale microscopio … provateci una volta.
Per questo, al Congresso 2008 di Lugano, avevo presentato qualcosa fino allora inedito: operare con il microscopio all’esterno in modo da poter analizzare in loco qualsiasi traccia, in qualsiasi posizione essa si trovasse senza asportarla o comunque prima che ciò avvenisse alterandola. Questo lo faccio con diversi accorgimenti e collegando anche il microscopio direttamente al Notebook in modo da vedere subito l’ immagine a video e garantirne così l’immediata archiviazione documentale della prova. Così il mio laboratorio, per superare questa o quella difficoltà diventa sempre anche laboratorio mobile: anche questa è stata una scelta specifica, con le sue conseguenze tanto operative quanto di scelta delle apparecchiature stesse.
Più volte la stessa metodologia mi è servita quando certi Giudici mi hanno concesso di vedere il disco tachigrafico agli atti unicamente nei loro uffici: allora mi sono presentato candidamente con le valige, ne ho tolto le mie apparecchiature e, lì davanti a loro con tutta la calma dovuta, ho incominciato la mia analisi: ovviamente l’ elaborazione di quanto così acquisito è poi stata portata a termine in studio e quindi prodotta peritalmente.

Altre analisi, come tutte quelle relative l’ attrito, le decelerazioni, le accelerazioni non sono possibili in laboratorio, neppure con il simulatore più evoluto. I dati della realtà vanno misurati in strada, non cercati in rete o sui libri: qui non è possibile barare. Per questo il mio laboratorio mobile è diventato assai più importante ed impegnativo di quello fisso.



Questo oggi ha una sezione costituita dal necessario per i rilievi tacheometrici, per la fotogrammetria e per la fotografia classica per la quale, presto, forse ci sarà anche un piccolo “drone” radiocomandato per le riprese aeree.
La parte destinata a quella che io chiamo Diagnostica dinamica™ è invece concepita per essere montata su qualsiasi tipo di autoveicolo leggero e/o pesante e, con alcune limitazioni, a volte anche su motoveicoli.
Questa sezione è la perla del mio laboratorio mobile. Costituita di apparecchiatura di altissima precisione e affidabilità in circa 40 anni è stata interamente rinnovata tre volte, seguendo così costantemente lo stato della tecnica. Con l’ ultimo rinnovo iniziato nel 2008 e tuttora in corso io sto vivendo la terza generazione del mio laboratorio, attività con cui ho maturato tutto il know-how che oggi distingue la mia ricerca. A seconda delle necessità della ricerca che sto conducendo, valuto sempre personalmente ogni nuova acquisizione di sensori o rilevatori, secondo criteri che ho maturato in tanti anni di esperienza sul campo. A volte mi sono trovato anche a progettare e realizzare io stesso dei sensori. Inoltre curo sempre personalmente il software gestionale di acquisizione dei dati, in funzione di ogni specifica serie di TEST.
La mia collaborazione con l’ Unità di Ricerca in Psicologia del Traffico dell’ Università Cattolica di Milano è una delle piacevoli e qualificanti conseguenze di aver aggiunto alla Diagnostica dinamica™ anche la Diagnostica comportamentale™ ossia quella mirata a rilevare contemporaneamente anche il comportamento del conducente quantificando ogni suo gesto (azioni di guida) insieme al rilevamento di ogni altro elemento di comunicazione non parlata, dati questi indispensabili allo psicologo per decodificarne il comportamento percettivo e reattivo.



È così che dalle numerose richieste di informazione ricevute su tale attività diagnostica nasce il MEETING di Bologna (21 settembre 2013).
Questo si concentra sulle problematiche connesse anche al laboratorio personale del Tecnico Ricostruttore, una struttura operativa che oggi ogni Esperto del settore dovrebbe possedere in proprio o a cui dovrebbe almeno garantirsi accesso, magari in forma cooperativa con altri Colleghi operanti in zona.

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