Dinamica: lo slittamento %

Scritto da ing. Mauro Balestra Il .

Nel marzo 1971 terminavo i miei studi presso la Sezione Automobile della Scuola d’ Ingegneria di Bienne dove ebbi la fortuna di essere avviato alla ricostruzione degli incidenti stradali (Unfalldynamik) dal Prof. ing. ETHZ Walter Komminoth. Il laboratorio di ricerca della Sezione Automobile della scuola allora si chiamava Automobildynamische Versuchsstelle Biel. Con il tempo il laboratorio si sviluppò tanto da generare quella magnifica struttura oggi nota con il nome di DTC - Dynamic Test Center AG.

Ebbi così la grande fortuna di svolgere anche il mio lavoro di diploma nella "dinamica degli incidenti", tuttora regolare materia di insegnamento a Bienne, e mi fu pure concesso di scrivere il mio elaborato in italiano anche se i corsi erano in tedesco e francese.
Particolarmente interessante era il modo di affrontare tale prova finale: venivamo informati precedentemente sulla materia e sull'insegnante che ci avrebbe seguito, ma non sul tema che avremmo dovuto affrontare. Poi all'inizio del lavoro (25.02.1971) ricevemmo il compito e le indicazioni relative. Avevamo 15 giorni di tempo, fino al 12.03.1971 per presentare il nostro studio compresa, nel mio caso, la realizzazione del prototipo funzionante. Tutto doveva essere svolto entro le mura della scuola mentre, se erano necessarie trasferte presso ditte o altro, queste venivano pianificate con l’ insegnate responsabile e per la trasferta ci era messo a disposizione un veicolo dalla scuola stessa.



A quei tempi non disponevamo di fotocopiatrici e, per quanto mi concerne, la mia relazione finale fu battuta a macchina sulla mia Olivetti-Lettera 22, un mito.
Grande facilitazione per il lavoro di battitura: in una aula appositamente destinata, le nostre amiche, fidanzate o mogli potevano mettere a bella i nostri manoscritti. L’aula era aperta 24 ore su 24 ma da di lì non usciva neppure un foglio. I disegni e gli schemi erano invece fatti tutti a mano da noi, all'inchiostro di china, alcuni colorati a matita.
Si lavorava anche 18 ore al giorno, il poco tempo concessoci ci metteva volutamente sotto pressione: si voleva essere certi e dimostrare che alla fine dei nostri studi eravamo veramente capaci di svolgere in assoluta autonomia il compito affidatoci. Non fu facile, ma con il senno di poi credo che quello fu il modo migliore per coronare un ciclo di studi iniziato con una prima selezione data dal numerus clausus (una sola classe all'anno, max. 20 studenti).

In dinamica degli incidenti ero sempre stato uno dei più forti ma fu specialmente il lavoro di diploma affidatomi a plasmarmi e a segnarmi per tutta la vita. Cosa era il mio compito ?
Sviluppare un dispositivo a costo contenuto per la determinazione del coefficiente di attrito (Haftwert) in funzione dello slittamento del pneumatico (Schlupf), secondo un principio elettrico.
Elettrico, non elettronico: eravamo infatti solo nel 1971 e di elettronica non si parlava ancora. Ma la cosa grande era quanto stava dietro a quel dispositivo: tutti i segreti e le problematiche della ricerca dinamica che ancora oggi mi affascinano ed accompagnano nel mio lavoro. Dello slittamento dei pneumatici durante la frenatura e di come rilevarlo ne parleremo, fra altro, proprio nel MEETING del 21 settembre a Bologna.

Mi sembra quindi giusto condividere con Colleghi ed Amici quel lavoro di diploma, a me tanto caro e comunque per tanti versi ancora tanto attuale. Leggetelo con calma, immedesimandovi nel periodo in cui fu elaborato. Professionalmente io sono nato allora: grazie Prof. Komminoth!

Scarica il testo (I. parte) in PDF   Scarica il testo (II. parte) in PDF