L' incidente stradale ogni anno coinvolge, direttamente o indirettamente, migliaia di persone. Pensiamo a chi ha perso la vita o la propria indipendenza rimanendo più o meno menomato ed ai suoi famigliari che ne condividono dolore e disagio. Pensiamo a chi è chiamato dalla Giustizia a rendere conto delle proprie responsabilità. Tutti sono confrontati con procedimenti penali, civili e assicurativi mai semplici ma dove la domanda è sempre la stessa: com'è veramente successo?
Della ricerca di questa verità ho fatto l'obiettivo della mia attività professionale.

L' incidente: perizie e consulenza

Per difendere i vostri diritti, per ottenere il dovuto risarcimento o un giusto proscioglimento e per garantire al vostro rappresentante legale la consulenza di un esperto veramente autorevole e indipendente, sono a vostra disposizione oltre 40 anni di esperienza: la qualità peritale migliore a garanzia della vostra tutela e del vostro successo.

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Gli esperti: formazione e ricerca

I nostri workshop di specializzazione garantiscono la formazione e l’ aggiornamento necessario ai massimi livelli dell’indagine peritale di analisi e di ricostruzione cinematica degli incidenti. La ricerca scientifica che conduciamo fin dal 1972, stando alla base di questi seminari distinguerà per sempre anche il vostro sapere di specialista.

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Resistenza alla pendenza

A volte mi chiedo se questo capiti sempre solo a me: infatti, è incredibile la quantità di cantonate madornali che debbo incontrare in molte consulenze tecniche eseguite per incarico del Pubblico ministero, ovvero quelle ex art. 359 o 360 del C.p.p. in Italia e quelle ex art. 182 C.p.p. in Svizzera.
Per contro, mi è pressoché impossibile imbattermi in qualcuno capace di denunciare queste oscenità: collegialità, complicità o ignoranza reale di molti fra coloro che si spacciano per specialisti di questa materia?

In una consulenza tecnica ex art. 359, riferendosi ad una moto in scivolata al suolo e in frenata (incidente del 2017), l’Ingegnere nominato dal Pubblico ministero ritiene di dover considerare nel suo calcolo anche la pendenza in salita dell’uno per cento.


Attenzione: procedimento e formule sono errate! (fonte: CT sopra citata)

Dando per scontata la buona fede del Consulente e che non si tratta certo di refuso essendo il concetto ripetuto ed applicato in due formule differenti nello stesso referto peritale, è evidente, manifesto, palpabile e perspicuo che qui se c’è la coscienza, manca totalmente la scienza.

Infatti, basta un colpo d’occhio per capire che qualcosa in questa formulazione peritale non regge: visto che in salita con l’1% di pendenza quel coefficiente salirebbe da 0,40 a 0,50 a rigor di logica in discesa con il 4% quel coefficiente d’attrito scenderebbe da 0,40 a 0,00 ovvero si annullerebbe e, con il 5% di pendenza addirittura sarebbe inferiore a 0,00.
Errato! Insostenibile! Inconcepibile!

Di cosa stiamo parlando? Semplicemente del fatto che in salita ogni veicolo incontra una forza che si oppone al suo avanzamento e che la stessa in discesa ha effetto opposto, ovvero accelerante. Questo fenomeno è noto a tutti, da chi sale o scende le scale a piedi fino ai conducenti di un qualsiasi mezzo di locomozione (dai pattini a rotelle e dai monopattini alla bicicletta, alla moto, alle autovetture, all’autotrasporto pesante fino e compresi i treni).
Nello specifico, trattandosi di una forza capace di modificare lo stato di moto del veicolo accelerandolo o rallentandolo, ovvero della ripartizione della forza peso sul piano inclinato, ritengo improprio operare andando a modificare il coefficiente d’attrito in quanto questo valore si riferisce per definizione alle caratteristiche di due superfici a contatto, non certo alle forze sul piano inclinato.
Infatti, trattandosi di forza accelerante o decelerante tecnicamente mi sembra più appropriato lavorare sull’accelerazione e correggere questa in funzione dell’effetto pendenza, pur conscio che fra attrito e decelerazione vale comunque la relazione seguente.


Relazione fra accelerazione e coefficiente d’attrito

Così, nell’esempio da cui ho preso spunto e secondo quel CT, in funzione della pendenza quasi insignificante dell’ 1% la decelerazione di quel veicolo in scivolata passerebbe da 3,9 m/s2 (μ = 0,40) a 4,9 m/s2 ovvero aumenterebbe del 25,6 %. In frenata, passerebbe da 7,85 m/s2 (μ = 0,80) a 8,8 m/s2 ovvero aumenterebbe solo, si fa per dire, del 12,5 %.
Dato che la pendenza dell’ 1% è costante, spero che il suo autore saprà spiegarci per quale sconosciuto arcano della fisica la sua influenza sulla decelerazione non lo sia affatto: io proverò a farmelo spiegare in occasione della sua audizione in Tribunale.

Ciò detto, descrivo quella che potrebbe essere la soluzione di questo problema, spiegandola in modo semplice.
La pendenza normalmente viene espressa in %. In altre parole, si indica di quanti metri sale o scende una data strada riferito a 100 metri in orizzontale.
Allo stesso modo la pendenza può essere indicata in funzione dell’angolo formato dall’orizzontale con l’asse stradale, nell’immagine seguente designato come angolo "β".
A qualcuno forse sfugge che il valore della pendenza (1 %, ovvero 1 su 100), numericamente corrisponde al valore della tangente di detto angolo: di conseguenza il valore di pendenza (i = inclinazione stradale) può essere espresso come proponevano già i primi autori dell’infortunistica stradale scientifica (Paolino Ferrari), ovvero con il valore della tangente dell’angolo fra piano stradale e piano orizzontale.


Esempio: i [pendenza] = tan β = 1 metro su 100 metri = 0,01

Partendo da questo concetto ed applicandolo alla ripartizione vettoriale della della forza d’accelerazione terrestre (verticale) sul piano inclinato, è possibile definire quanto della stessa vada ad opporsi in salita o ad accelerare in discesa il moto del veicolo e di conseguenza quale sia il valore di decelerazione corretto da assumere nel calcolo della velocità considerando l’inclinazione del piano stradale.

Rimanendo al caso iniziale, ammesso un coefficiente di attrito di 0,40, rispettivamente di 0,80 e la pendenza dell’ 1% (salita), ovvero usando i dati del quel CT, vogliamo sapere di quanto vada corretta per detta pendenza la decelerazione corrispondente a detti coefficienti e quali siano i valori di decelerazione da introdurre nel calcolo della velocità.



Si calcola ancora in questo modo, manualmente? Forse non più ma in tal caso e quali specialisti delegando il calcolo al nostro software scientifico di analisi dobbiamo comunque sapere cosa facciamo e da dove arriva quel risultato e quanto lo stesso possa essere attendibile.


AnalyzerPro: modulo di calcolo

Infatti, se paragoniamo il calcolo fatto a mano e con diverse cifre dopo la virgola, i risultati non sono identici a quelli ottenuti con il software scientifico, vicinissimi sì ma identici no. Ho effettuato le verifiche del caso ed il problema sta proprio solo nel diverso numero di decimali e nei relativi arrotondamenti. È praticamente sempre così e di questo dobbiamo esserne coscienti.
Entrambi i calcoli (Balestra e AnalyzerPro nello specifico) sono corretti: l’esempio mostra solo come nell’infortunistica stradale sebbene si cerchi di essere il più precisi possibile, alla resa dei conti nessun calcolo rappresenterà comunque mai la precisione assoluta.

Questo Ingegnere C.T. del P.M. con il suo operato, oltre a non aver servito la Giustizia, dimostra come oggi sia possibile svolgere mandati giudiziari per incarico della Magistratura, anche se si è privi delle cognizioni tecnico scientifiche minime della materia in cui ci si dice, o si lascia intendere, di essere specialisti.
La cosa più squalificante ed inaccettabile di questi prodotti peritali, è la panzana che esce dalla penna di un collega Dottor Ingegnere, oltretutto del ramo meccanica e regolarmente iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia in cui lo stesso è attivo. Come è mai possibile che questo sfacelo professionale continui ancora ai nostri giorni?