L' incidente stradale ogni anno coinvolge, direttamente o indirettamente, migliaia di persone. Pensiamo a chi ha perso la vita o la propria indipendenza rimanendo più o meno menomato ed ai suoi famigliari che ne condividono dolore e disagio. Pensiamo a chi è chiamato dalla Giustizia a rendere conto delle proprie responsabilità. Tutti sono confrontati con procedimenti penali, civili e assicurativi mai semplici ma dove la domanda è sempre la stessa: com'è veramente successo?
Della ricerca di questa verità ho fatto l'obiettivo della mia attività professionale.

L' incidente: perizie e consulenza

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Gli esperti: formazione e ricerca

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Iudex peritus peritorum

Il giudice è ancora il perito dei periti?
Il Giudice non è vincolato al risultato della perizia potendo discostarsi o disattendere del tutto le conclusioni cui è giunto il perito. In questo caso deve dare una motivazione adeguata della sua scelta (cfr. Cass., sez. IV, 13 dicembre 2010).
Il giudice, inoltre, può aderire alle conclusioni cui è giunto un consulente di parte oppure può nominare un nuovo perito (cfr. Cass., sez. I, 8 maggio 2003).

Era già nell’aria, tanto che nel mio volume anticipai l’unico commento oggi possibile alla sentenza 18.2-29.5, n. 16458 partorita dai Giudici della Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione, secondo cui la consulenza tecnica del Pm avrebbe valenza probatoria superiore a quella delle parti essendo la stessa ”assistita da una sostanziale priorità” dimenticando, fra altro, che il ruolo del Pm nel processo è ruolo di parte.



Infatti, nel merito in La tecnica al servizio della Giustizia scrissi:
“Non sono certo il rango o ruolo del perito o consulente d’ufficio ad essere sinonimi di verità: per la Giustizia è solo l'attendibilità scientifica ed oggettiva della prova peritale che dovrebbe contare. Il “Peritus peritorum” che sostituisce alla sua analisi di attendibilità della prova peritale la falsa credenza che solo il perito d’ufficio sia nel giusto, assioma che implicherebbe che quello di parte sia il cialtrone di turno, non è degno del titolo e ancor meno della funzione di Giudice che riveste e che in tal modo disonora.”

A questi Giudici “moderni”, maestri nell’allontanare da sé ogni e qualsiasi possibile sforzo mentale, anche quello della valutazione della prova - e in primis quello della valutazione della prova peritale – andrebbe chiesto chi è più cialtrone: loro o il perito di parte che in scienza e coscienza opera per le parti (difesa o parte civile) e che con la sua azione tecnico scientifica partecipa quindi e permette il giusto e dovuto contraddittorio mirato alla ricerca della verità oggettiva?

Questa sentenza sembra essere figlia di un non meglio identificato disturbo bipolare:
- una volta la Cassazione affermava che per distaccarsi dal parere peritale sia necessaria una esplicita motivazione e che il Giudice debba valutare tutte le perizie potendo, nel suo Giudizio, anche optare per l’adesione alle conclusioni del consulente di parte;
- un’altra volta invece, per la stessa Cassazione a far pendere la bilancia della Giustizia sembra prioritario solo il fatto che il parere considerato dal Giudice sia quello del Consulente tecnico del Pm, indipendentemente da quanto tali conclusioni possano avvicinarsi o discostarsi dalla verità oggettiva.

Che simili abusi di giudizio potessero verificarsi, purtroppo l’esperienza forense già ce lo aveva mostrato, ma che ora questi assurgano addirittura a norma in barba ai massimi principi della Legge (equità, libertà di giudizio dei Giudici, diritti della difesa, contraddittorio, ecc.) è troppo.
Auguriamoci solo che in Tribunale, la vera Giustizia ed il buon senso continuino ad essere prevalenti.